Gianni Morandi il Miracolo Italiano

 Quando Gianni Morandi attacca “C’era un ragazzo…” la dedica è per Fabrizio Frizzi. “Spesso la cantavamo insieme…”. Due ore e mezza di show per quarantatrè, mal contate, canzoni, alcune in medley ovviamente. Il Forum di Assago è l’ ultima tappa del tour invernale nelle arene, sold out praticamente dappertutto. Un finale in cui fa capolino anche Fabio Rovazzi, l’ evanescente “trovata” del vecchio marpione con “Mi fa volare”, e che ci porta veramente a credere che chi invecchia lo fa veramente per noia. Non invecchia chi non ha tempo da perdere, come l’ eterno ragazzo di Monghidoro, che le rughe effettivamente le ha, ma sono un optional di poco fastidio, e a cui la carta d’identità dedica solo per convenzione una precisa data di nascita l’11 dicembre 1944. “Dobbiamo fare luce”, repertorio recente, e “Se perdo anche te” (“Solitary Man” di Neil Diamond) direttamente dagli anni Sessanta, aprono lo show in maniera dinamica. Morandi non sgarra di nulla: ha voce, presenza, le solite smorfie che fanno arrabbiare noi fotografi e buttare via tanto materiale. Ma anche una presenza attorale che gli permette di inframmezzare con chiacchierate, interventi della giovane assistente per improbabili medicine, ma anche più prosaicamente per ricordare non solo Frizzi ma anche il Lucio Dalla di “Caruso”, masterpiece di un’epoca. Il pubblico? I fan di sempre “duri e puri” (tante signore) ma anche figli e nipoti, perché di Morandi non si butta via niente, essendo anche personaggio televisivo, attore “di rimbalzo” (da giovanissimo nel ‘70 con Stefania Casini in “Le castagne sono buone” di Germi) con una nuova baldanza e riscontro nelle fiction televisive. Musicalmente, capace di rinnovarsi senza tradire la sua essenza pop, rimane una voce unica e personale, riuscendo a contenere l’ emilianità della parlata con consumata tecnica. E’ difficile pensare all’ uomo in crisi negli anni Ottanta, al divorzio dalla prima moglie Laura Efrikian: un amore nato “musicarello” e con una serie di “te” (“Se non avessi più te”, “In ginocchio da te”) agli studi di contrabbasso al Conservatorio Santa Cecilia. E poi quella canzone-inno: “Uno su mille”. E gli amici Ruggeri e Tozzi per un Festival di Sanremo epico, perché "Si può dare di più" (Eccoli, appunto, i bis). E il suo comunismo all’ emiliana, stemperato nel buonsenso, che non gli ha mai tolto un fan o un consenso. Fa piacere vederlo così “ingaggiato”, così sul pezzo. Con molti suoi coetanei del rock anglosassone il confronto è molto più duro. Per loro, con le panze piene di birra a trascinarsi spesso sul palco giacché non si vuol mollare. Ecco perché a volte il Miracolo Italiano si presenta in maniera inaspettatamente creativa quanto ineccepibile. Lunga vita e prosperità.