Gianni Morandi intervista Gioia 1997

Che succede a un divo della musica e della televisione, se gli nasce un figlio a 52 anni, in concomitanza con l’ uscita del nuovo disco e di importanti appuntamenti televisivi? , risponde Gianni Morandi, fresco papà per la terza volta. Per la cronaca, il disco si intitola “Celeste, azzurro e blu”, 28esimo in 35 anni di carriera, e l’ appuntamento era quello con il Papa per il grande concerto del 27 settembre a Bologna: quello con Bob Dylan e Lucio Dalla. .
Allora succede anche che Morandi promette di sposare molto presto la donna che gli ha dato questa gioia, a distanza di oltre vent’ anni da Marco e ancora di più da Marianna, i figli avuti dal matrimonio con l’ attrice Laura Efrikian che, negli anni Sessanta, mobilitò l’ intera Nazione, per la popolarita dei giovanissimi sposi.
Altri tempi. Che Morandi ricorda volentieri.
.<In questi giorni, dopo la disgrazia di Lady Diana, si fa un gran parlare di privacy e paparazzi. Io ho avuto i miei problemi, ma sostanzialmente ho sempre trovato un accordo di quieto vivere, comprendendo le ragioni di chi fa un lavoro particolare e si occupa degli affari degli altri. Anche negli anni Sessanta la gente voleva sapere tutto di te, ma la televisione era una sola, e meno attenta a queste cose. Così leggeva i giornali “rosa”, come oggi, e ti veniva a vedere al cinema. Ricordo successi clamorosi, che incassavano più di un miliardi di allora, a costi di produzione ridicoli>.
- Servivano a promozionare le canzoni... -
.<Certamente. A parte “Bandiera gialla” e “Canzonissima” non esistevano trasmissioni televisive specializzate. Il “Cantagiro” era un fatto di popolo e il “Festivalbar” era appena nato. Così, con 150 lire, i ragazzi si vedevano il film due o tre volte, e poi si compravano il disco. Di quei film ne feci sei o sette, molti con Laura, che poi sposai>.
- Lei ha lavorato anche con registi famosi... -
<Nei loro film di minore successo, a dire il vero! Chissà: forse non ero tagliato. Con Germi feci “Le castagne sono buone” con Stefania Casini e “La voce magica” con Tognazzi. Andò meglio con “La cosa buffa”. La verità è che, telefilm a parte, i film musicali del ‘65/66 sono stati i miei “videoclip”: un capitale che funziona ancora oggi>.
Oggi, invece, senza clamori cinematografici, c’ è una nuova signora Morandi. Si chiama Anna Dan. E’ una bella quarantenne di Bologna, imprenditrice di successo. Il loro è un sentimento maturo, arrivato dopo esperienze per entrambi complesse., scherza Gianni.
- Sta già organizzando la cerimonia? -
.<Penso a un matrimonio civile - confessa Morandi - ma con tanti amici attorno, come usa dalle mie parti. Sto cercando di convincere anche Biagio Antonacci, il compagno di mia figlia Marianna, che mi ha reso nonno di Paolo, due anni fa. Biagio, che apprezzo molto anche come musicista, è decisamente timido e riservato; detesta cerimonie, invitati, pranzi e tutto il resto. Così, per convincerlo, mi sono offerto come organizzatore. Si vedrà>.
- Ci parli di suo figlio Pietro -
<E’ nato il 9 agosto a Bologna: nella stessa città e nello stesso giorno di Prodi... Malgrado mancasse parecchio al momento stabilito, previsto tra il 22 e il 27 settembre, alla nascita pesava più di tre chili! Se fosse nato “giusto”, avrebbe superato i quattro. Tutto è andato bene. Non c’ è stato bisogno di incubatrice, e li ho portati a casa subito>.
- Cosa si prova a essere padre e nonno così giovane?-
<Precisiamo che Venditti è nonno a 48 anni... Per cui, mi consolo perchè sono in buona compagnia. Sicuramente prevale il senso di responsabilità. Quando Pietro avrà vent’ anni, io ne avrò 72. Sarò un buon esempio, sarò forte e in salute? E’ un fatto che oggi si vive di più e meglio. Io, poi, sono un salutista: corro, faccio sport con la Nazionale cantanti e sto attento a quello che mangio. La responsabilità, comunque, c’è, ed è grande. Mi aiuta molto Marianna, che è prodiga di consigli>..
- Lei ha subito dichiarato che i suoi figli grandi hanno accolto benissimo il fratellino... -
<E’ così. Anche se con Laura, la loro mamma, le cose sono finite diversi anni fa, io ho la fortuna di poter contare su due ragazzi stupendi, intelligenti e sensibili. I genitori di Biagio sono belle persone, e sono accorsi subito alla notizia della nascita di Pietro. Anche Marco ha le sue “simpatie”; in più, oltre ad accompagnarmi nei concerti, si guarda un po’ attorno nel mondo dello spettacolo, tra rock e melodia>.
- La grande serenità che sta vivendo si è ripercossa anche sull’ attività discografica? -
<Beh, sì. “Celeste, azzurro e blu” ha una doppia chiave di lettura: quella cronologica, con tre stagioni della mia carriera e della mia esperienza umana, e quella emotiva. Ci sono alti e bassi nella vita di tutti i giorni, anche per una persona fortunata come me. Basta saperli affrontare con determinazione e ottimismo. Ecco: se posso veramente attribuirmi una qualità, questa è certamente l’ ottimismo. Nel disco, questo viene fuori di sicuro>.
- Può farci un esempio? -
<”Nel Paese dei sogni” è la canzone dedicata a Pietro, arrivata per ultima, a lavoro già terminato. ha un ritmo allegro, sudamericano. Il testo parla di un Paese in cui la gente guarda al futuro cosciente che avrà a disposizione le cose fondamentali. Io lo vedo come un invito ai nostri politici ad operare per la gente in modo sincero>.
- Una delle canzoni più belle, “Io sono un treno”, ricorda molto le atzoni scritte tutte da me. Alla fine ne abbiamo salvate quattro! Mauro mi dice che sarò “un grande autore nel Duemila”, che non è poi così lontano. Io gli credo: non mi considero alla fine della carriera ma a una svolta>.
- In “Vento” lei canta in maniera quasi “pucciniana”. E’ qualcosa nato per strada o voluto? -
.<Le svelo un piccolo segreto. La canzone, originariamente, l’ avevo scritta per Andrea Bocelli. Lui ha posposto il suo nuovo album al 1999, e così, facendomi coraggio, ho deciso di cantarla di pesona. Il risultato mi sembra buono>.
- Andrà in tournée? -
.<Non subito. Se ne parla per la primavera del prossimo anno. Per adesso, voglio godermi Pietro, forse sposarmi, e ripetere il viaggio a Lourdes: un’ esperienza positivamente devastante, che mi ha dato molto>.
- Ci può sintetizzare cosa sia il successo? -
.<Una grande fortuna. Non bisogna mai dimenticarselo. Anch’io ho avuto anni bui, e un paio di dischi che non hanno venduto. Forse erano i tempi, forse ero io. Allora ho fatto altro e ho pensato ala famiglia, continuando a lavorare seriamente. Poi il successo è tornato, e ho vinto pure Sanremo. Chissà che non mi riesca di fare un duetto anche con la mia vecchia amica Mina>.
- Lei, persona storicamente di sinistra, si è avvicinata alla religione solo di recente? -
.<Non è esatto. Alcuni giornali hanno enfatizzato molto comportamenti che per me sono normali. Ho le mie idee su come dev’ essere la Società, ma la domenica vado a Messa dal mio amico prete a Monghidoro, il paese dove sono nato. Nulla di particolare. Io appartengo a quelli che, per fortuna, quando pregano non chiedono qualcosa, ma ringraziano per le tante cose che hanno già!>.
BRUNO MARZI