Giorgio Conte intervista Il Gazzettino 1999

Milano
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Giorgio Conte ti accoglie sempre come un vecchio amico, anche nell' occasione ufficiale per la "vernice" del nuovo cd. Ecco allora i saltimbanchi-musici delle Contrabbanda, e pane e salame innaffiato da corposo barbera; agli antipodi dal buon Jovanotti, visto il giorno prima in effigie di ghiaccio sciogliersi al sole. Giorgio ci parla di "Eccomi qua... ", album che presenterà con quattro concerti teatrali: domani sera al "Supermarket" di Torino, il 17 al "Ciak" di Milano, il 20 al "Sociale" di Bellinzona e il 25 al Parco delle Cascine di Firenze. Introdurrà proprio l' ensemble dei Contrabbanda, che animerà le "vicinanze" del concerto. Tra i musicisti in scena anche il chitarrista Francesco Saverio Porciello, fido scudiero di Finardi.
 "Eccomi qua... " è un disco ricco di musica e canzoni vere (<E' raro ascoltare motivi che la gente possa cantare per strada come una volta. tra i nuovi mi piace Britti, che è anche musicista>, spiega Giorgio) con l' acuto di "Non devi piangere", brano che potrebbe funzionare anche oltre le più rosee aspettative dell' "Avvocato di Asti fratello dell' Avvocato di Asti". <La verità - spiega Giorgio - è che la canzone doveva andare al Festival di Sanremo, ma poi non se n'è fatto niente, perchè l' idea era quella di una patner di talento, in grado di "piangere" veramente in scena. Io avevo pensato alla Vanoni, ma poi non se ne era fatto niente... >.
 Continua Conte, come sempre tra il serio e il faceto: <Il disco nasce in 14 giorni a Lucerna, in uno studio che si chiama "Atmosphère", nemmeno tanto facile da trovare, ma in cui abbiamo lavorato bene, con uno strano personaggio che ci ha raccontato trascorsi di grande fumatore di canapa indiana... >. <E' un buon disco - continua - in cui mi specchio bene. Ho avuto la benevola collaborazione di Jimmy Villotti, della bella Cecilia Chailly, conosciuta in radio ai tempi di "Quelli che la radio... ", così come Fabio Treves, grandissimo in "Non devi piangere"; per non dimenticare Lucio Fabbri, con cui avevo già lavorato in precedenza, e che si è prestato a suonare mille strumenti>. Le storie sono strambe, amori impossibili, leoni stanchi a cui si avvicinano uomini africani nostalgici. Non mancano due brani in uno strano spagnolo: "Un vero acrobata" e "La cancò del lladre". Conclude Conte: <La cantava un certo Pepe, ristoratore di Sanremo scappato per debiti... In Spagna è famosa: esiste anche una bella versione di Serrat. Me la sentivo bene addosso... >.
Bruno Marzi