Giorgio Faletti intervista a Sanremo Il Gazzettino 1994

Sanremo
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Se vincesse Faletti? L'artista astigiano è in rimonta netta, grazie anche al primo posto "di tappa", giovedì sera. "Signor tenente" è una storia plausibile, tra la canzone e lo psicodramma. Malgrado la levata di scudi critica da parte della vedova del procuratore Costa, che paventa l'ennesima "spettacolarizzazione del dolore", Faletti risulta assolutamente credibile, nella sua nuova veste di "cantacronista".
"Ho amici carissimi tra i carabinieri della stazione di Villafranca, in provincia di Asti. Ho pensato anche a loro, scrivendo la canzone, così come ai poliziotti delle "volanti". Il militare? L'ho fatto in artiglieria di montagna; poi sono passato al Gruppo sportivo perché sapevo sciare bene!". D'accordo, ma perché - chiede un collega siciliano - l'intercalare meridionale, che promuove l'identificazione tra la Benemerita e il Sud? Faletti ha una risposta quasi filosofica: "Trovavo perfetto l'uso lessicale della parola "minchia", per l'uso che intendevo io, cioè quello, appunto, di un intercalare gentile, quasi poetico".
 Sul cambiamento di rotta, dal cabarettismo di Vito Catozzo (che pero sta alla porta, e sarà protagonista di un nuovo libro) alla performance sanremese, Faletti ha un' idea di continuità; "Amo il mondo della musica. Da ragazzo scaricavo gli strumenti ai complessi pur di stare assieme a loro. Strimpello la chitarra, e ne faccio collezione. Alcuni musicisti, addirittura, mi chiedono pareri tecnici, e io faccio finta di intendermene. In più, il nuovo album non è male!".
 Continua convinto: "Una carriera artistica è un po' come stare alla guerra. Ricordo che, prima di fare Drive In, ero quasi alla "canna del gas"... Il cambiamento è una necessità positiva, e penso a Gaber o Jovanotti. Ecco che arriva "Signor tenente" che, più che un "numero", è un momento di teatro. D'altronde, il mondo dello spettacolo non è fatto a compartimenti stagni; "contaminazione", di fatto, non è un concetto negativo".
 Faletti, in questo senso, pare incontenibile. Amato da chi sbeffeggia con le sue caricature - Loredana Bertè adorava la sua imitazione, ai tempi di Borg e di "Emilio", e il famoso "... Sempre pic e pac co' sta' palletta!" - come musicista ha già scritto per Mina, ed era suo il brano di Fiordaliso per il Festival, poi bocciato.
 Politicamente, interpretando anche la canzone in gara, c'è chi lo vorrebbe schierato con la "nouvelle droite" in queste elezioni. Giorgio si dissocia completamente: "Io ammiro il coraggio dei ragazzi della polizia... Condivido la loro paura, perché, in un Paese in cui c'è chi rischia il licenziamento, loro rischiano addirittura la vita. E' un prezzo estremo, troppo alto".
 "Io appartengo alla categoria di quelli che avevano tante speranze, e le hanno perse per strada. Non so ancora cosa voterò: sembrano avere tutti ragione! Siamo in un momento particolare, più grave di quello degli "anni di piombo". Se l'accusa è quella di toccare facili sentimenti, anche quando faccio la pubblicità dei sofficini ho di fianco la mamma... ".
Bruno Marzi 

Nella foto: la "carta d'identità "del programma tv "Emilio"- Ho le foto di quel Sanremo,ma l' amico Feletti mi piace ricordarlo così.