Giovanni Allevi intervista Il Gazzettino 2008

Milano
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"Le persone che sono in viaggio per il loro sogno vanno sempre protette". Parola di Giovanni Allevi, il pianista contemporaneo "fenomeno" che proprio oggi pubblica per Rizzoli il suo primo libro "La musica in testa" (224 pagine, 15 euro) in cui, tra massime filosofiche e ricordi di vita, ripercorre il suo personale e geniale tratto di strada artistico. Allevi è attualmente in giro per l' Italia con l' "Allevilive tour" che toccherà il 27 marzo Belluno, teatro Comunale, il 28 Legnago al Salieri, il 31 Gorizia al Verdi; il primo aprile Trieste, teatro Rossetti, il 7 Verona, Filarmonico, il 10 maggio Vicenza, Comunale, l' 11 Bolzano, Auditorium via Dante, e ancora Padova il 13 alla Multisala Pio X - Mpx. Tutti gli spettacoli iniziano alle 20.
 L' album "Joy" è in classifica da ben 74 settimane, mentre "No concept", uscito nel 2005, è ancora 31esimo e al 19esimo è ancora il doppio dal vivo "Allevilive". Chiamarlo "fenomeno" quindi suona riduttivo. Si tratta di una vera e propria modifica nel costume dei giovani e giovanissimi, che hanno eletto a simbolo e vate culturale questo 39enne musicista "serio" di Ascoli Piceno (è nato il 9 aprile come Patty Pravo. "E come Baudelaire", aggiunge) che esordì con Jovanotti (gli produsse i primi due album per Soleluna. Anche il pianista jazz Stefano Bollani passò nella band di Lorenzo) e che produce la "sua" musica contemporanea al pianoforte con disarmante, per gli altri, capacità quantitativa e qualitativa; che sonorizza la pubblicità della Bmw ma gira in autobus, ha l' appeal di una rockstar ma preferisce chiaccherare di Kant e Shopenauer. E che tiene i capelli lunghi perché lo riportano a quando aveva cinque anni e affrontò "per la prima volta il mondo che si apriva affrontando un enorme pianoforte".
 D' altronde Giovanni, oltre che fior di Conservatorio, è anche laureato in Filosofia, e della filosofia ha fatto acqua fresca a cui bere. Al punto di affermare: "Tutto sommato è meglio che il successo non sia arrivato troppo presto". Sul libro appena pubblicato ha lo stupore del neofita: "Sono affascinato dal rapporto con l' Editore, che è qualcosa di surreale. Sono molto soddisfatto del risultato anche se si tratta di un inizio, e il mio campo principale è un altro. Le parti filosofiche della narrazione nascono dai primi due anni passati a Milano, chiuso in una stanzetta a studiare per 13 ore al giorno, vivendo di beveroni gelati di latte e Nesquik. Un periodo in cui mi vedevo circondato da grandi palazzi in cui mi sbattevano la porta in faccia, dandomi dell' illuso".
 "In quel periodo di difficoltà, e lo scrivo nel libro, ho imparato l' arte di attendere. Ricordo - continua - quando facevo il cameriere e in una occasione ufficiale chiesi di fare il cameriere personale al tavolo del maestro Muti. Alla fine gli dissi che ero un musicista e gli lasciai un cd, che prese con cortesia. Poi, recentemente, è venuto a un mio concerto a Ravenna e gli ho ricordato l' episodio. Morale: tratto sempre bene chi mi avvicina per avere la mia attenzione. Tutte le persone sono esseri unici e irripetibili".
 Nei giorni scorsi ad Ancona Allevi ha suonato di fronte al presidente Napolitano, che alla fine di due brani gli si è avvicinato, violando per così dire il rigido protocollo. "Mi ha fatto i complimenti. Dopo - racconta Giovanni - tutti i giornalisti e il TG1 mi hanno circondato per chiedermi cosa avesse detto... ". Allevi, che propugna una musicalità "totale e solitaria" ha violato il suo stesso protocollo per suonare con i "Berliner". Ne uscirà un disco per maggio.
 Tornando al libro, e concludendo, Giovanni Allevi parla di una "rivoluzione copernicana" che sta per avvenire sul nostro Pianeta.  E dice: "Vedendo i giovani ai concerti, leggendo i "blog" su Internet e interagendo con le persone sono sempre più convinto che siamo alla vigilia di una nuova Era spirituale. Perché malgrado tutto quello che accade nel Mondo e le mille insidie della Società dei consumi, negli sguardi dei ragazzi, in fondo in fondo, c' è appunto un concetto assolutamente superiore".
Bruno Marzi