Hair musical primo show a Torino Il Gazzettino 2008

Torino
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Eccolo allora, "Hair" in versione Elisa Toffoli. Da Central Park, principale location del musical e del film di Milos Forman, a Monfalcone il passo, musicalmente parlando, è breve. Ha esordito l' altra sera in un gremito teatro Colosseo la nuova versione italiana dello show di Jerome Ragni e James Rado, a quarant' anni dalla "prima" a Broadway, dopo la turnazione nei locali "off", e a circa trentasette dalla prima versione italiana di Patroni Griffi con Renato Zero, Loredana Berté, Teo Teocoli e Ronnie Jones, tra gli altri, nel cast. "Hair 2008", che riprende lo stesso manifesto originale americano del '68, sarà al teatro Rossetti di Trieste dal 27 al 30 marzo. Alla "prima", giustificatissima, mancava proprio Elisa, attualmente a New York per una serie di impegni promozionali più volte rinviati, compreso uno show al Joe's Café pervisto per il 26 febbraio ma saltato per la mancanza del "visto" di lavoro in Usa.
 Ortodosso l' allestimento dello spettacolo, anzi "originale" come sottolinea Gianmario Longoni delle Officine Smeraldo, co-produttore appunto con il Colosseo e il Politeama Genovese, il nuovo "Hair" è vagamente tecnologico dal punto di vista visivo, con un grande videowall che proietta immagini e testi (le canzoni sono cantate in inglese) e a volte copre la band che suona dal vivo, e un "velo" che sul boccascena ha diverse funzioni lungo tutto lo show.
 La musica, reinterpretata con suoni nuovi grazie al lavoro certosino di Elisa (bravi i musicisti Giuseppe Saracini, Alessandro De Crescenzo e Roberto Segala, con ausilio di "pro tools" oviamente) che ha avuto però la capacità di non snaturare la forza di melodie storiche, ha ripreso vigore e sincronia grazie appunto a una attualità rock-elettronica, ma con moderazione, che se possibile ha amplificato la medesima attualità del "messaggio" instito nello show,
 Un messaggio, pace e amore sostanzialmente, che mai come oggi dovrebbe trovare consensi, e che la regìa di Giampiero Solari e Luca Tommassini, con David Parsons alle coreografie, hanno solo un po' attualizzato, concedendo per esempio a Berger (Attilio Fontana) di citare il "navigare in Internet" come idea di libertà attualizzata. Il cast, allora. In tutto sono sedici in scena, provenienti da tutto il mondo (in particolare, la Tribe è tutta americana. Potenza dell' Euro sul Dollaro... ). Claude è Gianluca Merolli, Berger è Attilio Fontana, Woof è Alberto Galetti, Jeanne è Francesca Isabella Ciampa, mentre la tedesca Bianca Arndt è Sheila, Chrissy è Kate Kelly, americana così come Hud interpretato da Esjay. Infine la sudafricana Tia Architto è Dionne.
 Il primo tempo si apre con un video di pochi minuti realizzato apposta a New York con James Rado che propone un piccolo tour nei luoghi originali di "Hair", mostra anche il copione scritto da lui nel '67 e ricorda quanto lo show sia stato rivoluzionario sia per Broadway sia per la cultura giovanile di tutto il mondo. Irrompe "Acquarius" e subito, nella penombra, iniziano i movimenti coreografici. Tutti vestono in bianco (belli i costumi di Francesca Schiavon) per poi colorarsi nel secondo tempo. La scena di nudo che chiude il primo tempo è castigatissima. Bello il quadro con i genitori di Calude sui trampoli per la consegna della "cartolina precetto". Efficace, particolarmente in questi giorni, il discorso sull' amore sì libero ma a suo modo puro, e sulla droga vista più che altro come antidolorifico contro una Società che predica guerra e violenza.
 Ottime le parti vocali e coreografiche. Di effetto le parti visive, in certi casi attualizzate con immagini dalle catastrofi ambientali di oggi. Tutto bene, allora? Quasi. Primo problema, il pubblico. Numeroso e partecipante, ha però un' età media piuttosto alta. Sarà l' effetto della "prima", un po' paludata, ma "Hair" dovrebbe entrare nei programmi scolastici, e proprio i solerti Assessorati delle nostre città dovrebbero farsene carico. Ovvi alcuni intoppi, ma di poco conto, nei meccanismi scenici, resta titubante la recitazione dei ragazzi nelle parti, appunto, di dialogo puro. La difficoltà maggiore, per i giovani di questa generazione, sembra essere quella di non riuscire ad immedesimarsi in atteggiamenti e pratiche sì trasgressive all' epoca (oggi roba da educande) ma che rivisitati dovrebbero avere l' anelito di un "Essere o non essere" piuttosto che quello di "High School Musical". Da vedere.
Bruno Marzi