I Jethro Tull, per la miseria! Sei date in Italia per i cinquant'anni della band Le notizie e l' intervista storica per Ciao 2001 del 1978 (già in archivio)

tull dateJPGCome sapete, non è mia abitudine mettere le date dei tour, e cose del genere. Non è la "mission" di questo sito. Però i Jethro Tull di Ian Anderson sono qualcosa di unico e particolare. Ricordo ancora un articolo dell' amico Armando Gallo su Ciao 2001 che intervistava la band a Londra. Ricordo la foto fatta sulle seggioline del teatro vuoto, prima dello show. E ricordo ovviamente "Living in the Past", brano rivoluzionario, ed ero presente, non ancora diciottenne, ai due show al palasport di Novara, il 5 e 6 febbraio 1972 in cui presentavano Aqualung. Esiste un bootleg. La band che apriva erano i Gentle Giant, Miezzeca! Prima data ad ascoltare lo show; la seconda, di domenica pomeriggio, con due amiche curiose a farmi compagnia. Mi fermo qui perché sotto attacco la famosa intervista a Ciao 2001 che compare anche come "best of" nei sito dei Tullians, i fan italiani del gruppo. E' stata realizzata a Monaco di Baviera nel 1978, dopo lo show all' Olimpiahalle (foto in restauro) nel ristorante dell' hotel Hilton. Con me c'era la capo ufficio stampa della Polygram Gianna Morello, personaggio mitico purtroppo scomparsa troppo presto.

PLAGIATO: TRAGEDIA SEMISERIA

Da quando, molto modesta­mente incominciai ad occupar­mi di cose musicali, scrivendo­ne sulla carta stampata, ho avuto una sola aspirazione/frustrazione: vendicarmi. Sì. ven­dicarmi di tanti anni passati in estatica ammirazione di ogni suo gesto. Le sue liriche mi affascinavano, la musica poi mi faceva rinnegare l’amore da sempre nutrito per i sacri Bea­tles.- e la gioia di vederlo on stage, nel '72, paragonabile ad un amore di gioventù... Mai che mi fosse riuscito di trova­re un suo LP infelice (I solchi di « War Child » passati più volte ai raggi X), una sua « trovata » fuori luogo. Poi, pre­so il coraggio a due mani, con­sultati numerosi psicanalisti, presi, un anno fa. la decisione di andarlo a riascoltare, coi sublimi Jethro, In quel di Basi­lea (vi ricordate?), nella spe­ranza che incappasse in una giornata infelice, cosicché po­tessi alfine scatenare le mie angosce represse in « parole di fuoco ». Probabilmente vi ricor­date anche cosa accadde: tut­to perfetto e, da parte mia nuove malcelate lacrime... Non rimaneva che una possibilità: affrontarlo! Ma come, data la sua nota diffidenza verso i giornalisti? Immaginatevi la mia emozione quando venni in­formato che, primo tra gli ita­lici, ed in esclusiva per il no­stro giornale, avrei potuto par­largli. Rendez-vous » a Monaco di Baviera in coincidenza con un trionfale tour europeo A\ presentaziore del nuovo discusso LP « Heavy Horses »Ho potuto così constatare che mister lan Anderson esi­ste davvero.

UN AMABILE SIGNORE

 «Ah, 2001? Pensa che è il numero di telefono del mio ufficio di Londra! ».

Cominciamo bene!

Un passo indietro. A due passi dall'Austria, immersa in un manto di verde così perfet­to da sembrar finto. Monaco di Baviera odora d'estate. Non ho il tempo materiale di fare pe­rò il turista: un rapido viaggio dall’aeroporto all'Hotel, e poi di corsa alla Olimpia Halle, fantascientifica arena, posta a la­to dell’altrettanto eclatante Sta­dio Olimpico. La compagnia si fa in quattro per rendere pia­cevole l’attesa del concerto.

I discorsi vertono, come al so­lito, sul problema dei concerti in Italia...

Il live act del Jethro Tull mi è ben noto: ogni gesto dei musicisti, ogni nota sono sin­cronizzati al millesimo di se­condo. La successione dei bra­ni (scelti tra il meglio della produzione del gruppo inglese) si snocciola per più di due ore, suddividendo lo spettacolo in due tempi. Si prova un piace­re Indefinibile, nell'intulre, ad ogni nuovo riff della band, co­sa succederà dopo, quale sarà il brano successivo, e come verrà arrangiato. Due sole dif­ferenze, rispetto allo spettaco­lo dell’anno prima: il ritorno tra i brani presentati di «Too old to R&Roll, Too young to die », e il preistorico, splendido « Li­ving in the Past». Come mai questi nobilissimi revivals? For­se, a questo punto, conviene passare alla fàmosa intervista/ vendetta... Anderson. Carpisco la sua attenzione, spostandola dalla ciotola di crema di ver­dura, alla quale era preceden­temente rivolta. L’uomo che ho davanti mi sembra la personifi­cazione della tranquillità e del­l’armonia: discute un po' con tutti, non sembra per niente disturbato dal clima assordan­te della discoteca/ristorante, all’ultimo piano del Munchen Hilton, teatro appunto del mi­sfatto...

2001 - Come mai sei così attivo c fecondo sul lavoro; perché scrivi e suoni, quindi, così tanto?

ANDERSON - L'Inghilterra è un paese molto povero, forse povero quanto l’Italia, lo sono inglese e voglio lavorare mol­to per il mio paese: io vivo c pago le tasse in Inghilterra, e ne sono fiero. Voglio che tutti stiano bene; desidero che i bambini poveri che vivono nel mio paese abbiano sempre, ogni giorno, latte da bere!

2001 (insisto) - Mi sembra che tu abbia ulteriormente per­fezionato la tua tecnica di ese­cuzione. è vero?

ANDERSON - Si, ma non è tecnica, è pratica, lo ho molta pratica nel mio strumento. Il flauto è il mio amico: io vor­rei avere la possibilità di eser­citarmi e suonare il classico, ma non ho tempo, non mi al­leno mai. Suonare ogni sera con l Tuli è il migliore allena­mento: si fanno un po’ di pro­ve prima di iniziare il tour, ma si mette tutto a punto « on stage ». Ho bisogno del pub­blico, da solo mai: quando ho tempo libero preferisco legge­re un libro, o guardare la te­levisione.

2001 • Dopo la morte di Ro­land Kirk, sei rimasto abba­stanza solo, nell’ambito dello stage « elettrico » del flauto, sei d’accordo?

ANDERSON - Sì. ma tutto sommato non sono un vero flautista. Mi interessano tutti gli strumenti, provo piacere a suonarne molti. Il mio stile e quello di Roland Kirk sono si­mili, ma non identici: io ho quindi subito la suggestione di un importante musicista: è nor­male. Ma amo suonare il flau­to, come la chitarra, come so­prattutto comporre.

2001 • A proposito, una cu­riosità: ti sci avvicinato prima al flauto o alla chitarra?

ANDERSON • La chitarra, per prima.

2001 - Veniamo al nuovo di­sco: « Heavy Horses » mi sem­bra che sia un po’ la continua­zione logica e voluta di « Song from the Wood », è vero?

ANDERSON - Bene:musi­ca inglese, o europea, se vuoi. Troppo a lungo abbiamo subi­to l’influenza delia musica ame­ricana, sul rock&roll. Sono stan­co della musica americana,.pre­ferisco un suono europeo, quin­di faccio dischi come « Song from the Wood » e Heavy Horses ». Si. ci sono affinità fra I due dischi.

2001 Sei sempre stato con­siderato uno scorbutico, spe­cialmente con la stampa. Mi sembra, invece, che da un paio d’anno a questa parte ti sei realizzato dal punto di vista umano, e la tua musica ne risente.

ANDERSON - Hai perfetta­mente ragione. Il motivo ò che adesso ho una moglie e dei bambini (la signora Anderson mi fa notare che il secondo è in arrivo): è evidente che que­sta serenità indirizza ai\che la mia attività artistica: futi una ragione in più per fare bene.

2001 E i cavalli... (da man­tenere).

ANDERSON - Ah, già: anche i cavalli!

2001 •Sperava di vedere Dar­ryl Way (ex Curved Air) « on stage », dopo averlo sentito nel disco?

ANDERSON - Darryl è un ra­gazzo meraviglioso. Il violino è uno strumento molto « emo­zionale », e va suonato, con molto temperamenfo?''E’. diffì­cile suonarlo bene dal .vivo: specialmente durante ' questi tours stressanti; io almeno la penso così, non è stato pos­sibile.

2001 - Anche in "H.H." è presente una concept song. Come del resto è un'abitudine nei tuoi dischi.

ANDERSON - E’ il mio mo­do di essere: penso molto e mi piace esprimere dei concet­ti. Avendo tante cose da di­re, è quindi logico, ò giusto che lo faccia anche nella mia musi­ca, .sopratutto nella musica.

2001 - E’ vero che stai rea- tx lizzando il primo disco dal vi­vo dei Tuli?

ANDERSON - SI. uscirà ad Ottobre: è da molto tempo che ce lo chiedono. Registriamo in, questi giorni: domani, ad esem­pio. in Svizzera. Mi dici che ci *' saranno molti italiani? Li saluterò di sicuro: « I like ltaly-»Se saremo messi in grado di"' farlo, durante il prossimo tour torneremo in Italia.

2001 - E’ una promessa?

ANDERSON • Ah, sì.

Bruno Marzi