Il rock and roll italiano che nacque cinquant'anni fa Il Gazzettino 2007

Una sapiente orchestrazione mediatica (conclusa ieri con una festa alla Fnac di Milano con Ricky Gianco ed Ezio Guaitamacchi per la Editori Riuniti per parlare del libro “Adriano Celentano, 50 anni da ribelle” di Sergio Cotti, quello del club “I figli della foca”, e del “veneziano di Portogruaro” Alessadro Furlan) ha collegato la data del 18 maggio 1957 all’ inizio della carriera di Adriano Celentano e l’ invenzione del termine Molleggiato. In realtà quelli che sono ricorsi sono a tutti gli effetti i “primi” cinquant’ anni dalla nascita ufficiale del movimento rock and roll italiano, proprio in quella strana serata-concorso che da una parte vide Celentano vincere la gara canora con “Ciao, ti dirò” (i suoi Rock Boys avevano Gaber e Jannacci in formazione, ma non Luigi Tenco al sax, che arrivò dopo da Genova e si unì alla band che portava già il nome Celentano) e dall’ altra gare di rock acrobatico.

L’ Italia che festeggiava i dieci anni dalla nascita della repubblica “somatizzava” il boogie-woogie importato dai militari Usa con i loro “V-Disc” e sposava immediatamente il nascente movimento rock americano di Jerry Lee Lewis, Chuck Berry ed Elvis “The Pelvis” Presley.

Una rivoluzione, insomma. E così, quella sera, grazie al passaparola e alla buona capacità organizzativa di Bruno Dossena, coreografo e ballerino. C’ erano Tony Renis, Tony Dallara, Clem Sacco e Guidone (rivisti recentemente in uno show commemorativo a Varese) e avrebbe dovuto esibirsi come ballerino acrobatico Jack LaCayenne, che all’ epoca si faceva chiamare Torquato il Molleggiato.

«Arrivai in ritardo con i miei ballerini e non riuscii neanche ad entrare – ricorda – e così Adriano si prese il soprannome di Molleggiato, e io diventai il Supermolleggiato…». Qualcosa del genere avvenne anche a Presley. Carl Perkins autore di “Blue Suede Shoes” ebbe un incidente d’auto e sul palco dell’Ed Sullivan Show, davanti a milioni di telespettatori americani, fu gettato il giovane Presley.

Erano proprio altri tempi. L’ 8 gennaio del 1957 il Questore di Milano aveva emesso un’ ordinanza in cui vietava i blue jeans. Il rock and roll era “la musica del Diavolo” e così, dopo la serata al Palaghiaccio di via Piranesi (la struttura esiste ancora ma è agibile solo come “sala prove” per spettacoli) che vide duemila ragazzi rimasti fuori e le camionette della polizia “quasi scelbiana” a fare corona, l’ allora vescovo di Milano Cardinal Montini, futuro papa Paolo VI, si dichiarò “indignato per l’ incivile manifestazione”.

Andiamoci piano, quindi, nel definire padri e nonni “Matusa” (come si diceva negli anni Settanta) perché a quei tempi anche loro fecero il meglio possibile per cambiare le cose. Tutto quello che successe dopo, non solo a Milano ma anche a Roma (Little Tony) e Genova (Lauzi, Tenco, i Reverberi e Compagnia) effettivamente partì proprio da quella serata nella struttura di via Piranesi, alla periferia Sud di Milano dalle parti di Linate. Se ci fanno sorridere le scorribande dei primi cantanti “demenziali” (rigorosamente rock and roll) come appunto Clem Saccco (che da trent’ anni vive a Tenerife) con “Baciami la vena varicosa” oppure “Oh Mama, voglio l’ uovo alla coque” o Guidone (grande di stazza. Oggi super economista e ricercatore) ricordiamoci però che tutto nacque allora. Nel bene e nel male.

Bruno Marzi

Nella foto: Jack La Cayenne a Varese per lo show-reunion