Johnny Dorelli intervista Stop 2004

Milano, novembre
"Colpa" di Michael Buble' se Johnny Dorelli, per la gioia dei tanti estimatori, è tornato a cantare, cioè al primo amore? Non esattamente. C'è voluto invece il sorriso e il fascino della moglie Gloria Guida, da 25 anni al suo fianco, per convincerlo a "tradire", ma per poco, l' amatissimo teatro e riproporsi dopo 15 anni come cantante in un disco, "Swingin'", il cui titolo dice tutto, dedicato ai grandi "classici" della musica Usa, senza dimenticare un grande "cavallo di battaglia" degli anni Sessanta come "L' immensità". L' album è stato registrato con l' orchestra Roma Sinfonietta, cinquantuno elementi, diretta dal vicentino Gianni Ferrio ed esce al prezzo speciale di 10.90 euro sia nei negozi di dischi sia in edicola. Per adesso non ci sarà una tournée, anche se Johnny lascia uno spiraglio aperto: <Fino a marzo sono impegnato in teatro, poi si vedrà...>.
 In realtà per Dorelli gli impegni sono molteplici. A gennaio, vent' anni giusti di distanza dall' ultimo film "A tu per tu" con Paolo Villaggio e la regìa di Corbucci, sarà protagonista al cinema nella nuova pellicola di Pupi Avati "Ma quando arrivano le ragazze". <I fratelli Avati sono due persone squisite. Un termine antico che mi piace molto. Il film racconta la storia di un commercialista e di suo figlio che vorrebbero fare i musicisti>, spiega.
 Il teatro, invece, è alle porte. Prodotto da "La Contrada-Teatro Stabile di Trieste" Johnny torna sulle scene assieme ad Antonio Salines con "I ragazzi irresistibili" di Neil Simon. Esordio a Latisana(Ud) il 26 novembre, e repliche in Triveneto fino al 12 dicembre. Poi da gennaio al "Manzoni" di Milano e da fine febbraio a Napoli. <E' la divertente storia di due artisti bislacchi, che al cinema ha visto protagonisti Walter Mattau e George Burns>, spiega.
 Perché un' assenza così lunga come cantante, allora? <Ho avuto altro da fare... >, si giustifica senza saccenza, con il sorriso sulle labbra, la bella "maschera" di un viso serenamente vissuto. Uno dei pochi personaggi del mondo dello spettacolo a cui gli italiani, e tante belle donne nel passato come oggi che lo hanno amato, sono sinceramente legati come ad un amico di famiglia.
 E continua: <La musica è sempre nelle mie corde, ma negli ultimi anni il teatro ha riempito le mie stagioni. Cantare tanto per mettere in un disco una manciata di canzoni non fa per me. Devo essere convinto di quello che faccio. In realtà Gloria ha insistito molto dopo il successo dei due concerti all' Auditorium di Roma di maggio. Dovevano essere due eventi unici, con l' orchestra Roma Sinfonietta e il vecchio amico Gianni Ferrio a dirigerla. E invece, convincendomi a tornare in studio di registrazione, ne abbiamo fatto un disco!>.
 Dorelli, ripetiamo, è uno dei più grandi miti dello Spettacolo italiano: come cantante anche vincitore a Sanremo assieme a Modugno, come voce inimitabile per dieci anni in radio a "Gran Varietà", al cinema protagonista della migliore Commedia all' italiana, ma anche grandissimo Don Neri in "State buoni se potete", e fino al '97 in televisione, in varietà e sit-com. Non è certo un caso il recente tributo di Zucchero del "Grande Baboomba" all' "Arriva la bomba" di Dorellik, parodia di Diabolik, nata nello show del '66 "Johnny Sette".
 E' proprio la televisione, così come viene fatta oggi, a  non interessarlo più: <Non c'è più rispetto per il lavoro fatto seriamente. Si registrano le sit-com troppo in fretta e senza attenzione al particolare. Se cambio giacca tra una scena e l' altra non se ne accorge nessuno. Si fa tutto in un giorno... Non fa per me>.
 Dorelli, il cui vero nome è Giorgio Guidi, brianzolo di Desio ma milanese di adozione e oggi romano per scelta, è figlio del cantante Nino D' Aurelio e per dieci anni, dal '46 al '56, ha vissuto negli Stati Uniti al seguito del lavoro del padre. <Fu così - racconta - che scoprii lo swing, la grande musica americana che ripropongo in questo disco. Ricordo ancora il concerto a New York di Nat King Cole, o quello di Sinatra, che in realtà quella sera non aveva voce, dando così spazio a una giovanissima Peggy Lee>.
 A 67 anni Johnny ha ancora voce e intonazione perfette. Ci delizia ripercorrendo gli "standard" dello swing Usa ("My Funny Valentine",  "All The Way", "Fly Me to The Moon", "Begin the Beguine", "The Lady is a Tramp", ma anche "You are the Sunshine of My Life" di Wonder e "Maria" di Berstein) ma poi non fare a meno di "Una lunga storia d' amore" di Paoli e "L' immensità", ancora oggi il suo brano più famoso assieme a "Lettera a Pinocchio", "Al buio sto sognando" e "Aggiungi un posto a tavola", dall' omonima commedia musicale di Garinei e Giovannini. "Complice" dell' operazione è certamente il grande direttore d' orchestra Gianni Ferrio, 80 anni giovanilissimi, preferito anche da Mina.
 <Con Gianni l' amicizia risale al 1958. Pochi sanno che è medico, anche se non credo che abbia mai praticato, e che ha una grande passione per l' automobile e la velocità, anche se adesso, alla sua età e con la storia dei punti sulla patente, sta più tranquillo. Io sono salito sulla sua Porsche solo una volta tanti anni fa, per un breve viaggio da Roma al mare. Mi è bastato... >.
 La vita privata di Dorelli, malgrado tutto, rimane il più possibile riservata. Che Gloria Guida, sempre bellissima, sia la donna della sua vita è certo. I Due si sono sposati civilmente nel '91 e di recente anche in chiesa. La sua è una grande famiglia allargata con qualche curiosità; come nel 1990 quando Johnny presentò il Festival di Sanremo numero 40, ritrovandosi nel cast il figlio Gianluca Guidi, 37 anni, avuto da Lauretta Masiero (gli altri sono Guendalina, 20, figlia di Gloria Guida, e Gabriele, 33, da Catherine Spaak).
<Fu una situazione strana. Gianluca cantò bene ma la canzone era sbagliata, forse per scelta errata dei discografici. Quando posso lo vado a trovare alle prove degli spettacoli. E' molto bravo>. E proprio Gianluca è attualmente al "Manzoni" di Milano, dove papà arriverà il 12 gennaio, con Anna Falchi ed Erica Blanc in "A piedi nudi nel parco". Belle donne e successo: un male di famiglia, insomma.
Bruno Marzi