K.D.Lang intervista Gioia 1997

<Credo che anche in pubblico occorra essere molto onesti sulle proprie preferenze. E’ fondamentale. La mancanza di conoscenza va a vantaggio dell’ intolleranza>. Così si presenta k.d.lang, 35enne canadese di Alberta trapiantata a Los Angeles, grande eroina della musica “country” recentemente passata con successo al “pop”; dichiaratamente lesbica e con frequentazioni famose attribuitele, come quelle con Martina Navratilova e Madonna.
Esce in questi giorni “Drag”, cd strano e raffinato in cui la bella voce dell’ artista di “Ingenue”, successo da diversi milioni di copie vendute, ripropone canzoni edite e inedite che trattano il tema del fumo.
<Non fumo, e non ho mai fumato. La sigaretta, così come la conosciamo a commento dei sentimenti più profondi, mi ha sempre affascinato. Mi riferisco agli attori nei film, alle scene d’ amore che si concludono con volute di fumo... >.
Le sigarette, però, fanno molto male...
<Ed è giusto non fumare, anche se penso che esistano peccati maggiori e più ipocriti. Non siamo più innocenti, comunque, sugli effetti nocivi; così come ritengo diseducativa e “politicamente non corretta” la pubblicità alle sigarette. Altro discorso è quello artistico>.
Italo Svevo parlava sempre di un’ “ultima sigaretta”, a cui però ne seguiva sempre un’ altra. Un’ accettazione di sconfitta. Chi fuma non ha carattere?
<Ha dipendenza; è romanticamente sconfitto dagli eventi. Anch’ io, nella scelta delle canzoni dell’ album, ho cercato la spontaneità del fumatore, la “dipendenza” dai sentimenti. “The joker”, un vecchio successo di Steve Miller, mi divertiva; “Don’t smoke in bed”, di Peggy Lee, è una canzone che amo da tantissimi anni, di struggente bellezza. “Til’ the heart caves in” è un brano inedito di Roy Orbison, a cui ero legata da grande amicizia, e T. Bone Burnett. Originariamente parlava di dipendenza dalla morfina, ma ci è sembrato giusto adattarla ai tempi>.
La copertina di “Drag” ritrae k.d. lang vestita con foggia maschile: <E’ un omaggio a Marlène Dietrich. Mi piace vestirmi da uomo!>. Una sfacciata di successo, insomma.
Per il movimento gay americano, k.d. (vero nome  Kathy Dawn Lang, ma preferisce la “sigla” scritta in minuscolo) è una specie di eroina.
<Io rappresento a malapena me stessa - confessa - e non mi sento una leader.Dichiararmi gay è per me una sfida nei confronti dei “media” popolari. Per contro, nel mondo dello spettacolo ma non solo, c’è chi fa delle proprie scelte sessuali un veicolo anomalo ma vincente di pubblicità>.
In che senso?
<Diciamo che, come nel caso dei neri americani in un recente passato, il business si è appropriato per lucrare di quella che in origine era un’ appartenenza culturale>.
E’ religiosa?
<Sono sostanzialmente panteista. Non credo alle religioni fortemente organizzate.In questo senso, probabilmente la New Age è più vicina al mio carattere. Se le interessa, sono anche vegetariana di stretta osservanza!>.
Dica la verità: i suoi amori sono sfortunati come quelli dei fumatori disillusi di Svevo?
<Io sono affamata d’ amore, ma dietro la continua ricerca dell’ amore perfetto, del grande sentimento, si nasconde la delusione. Diciamo che sono serema e accetto la vita con positività: questo sì!>.
Cos’ è per lei la musica?
<Un’ enorme e magnifica “palette” di colori, ai quali attingere totalmente e senza pregiudizi. Sono un’ artista libera, e questo mi rende forte>.
Una curiosità. Nel disco manca una canzone popolare come “Smoke get in your eyes?”. Come mai?
<Per carità... Non mi è mai piaciuta! Se l’avessi inserita, però, avrei reso felice mia madre!>.
BRUNO MARZI