Ken Follett La Colonna di Fuoco recensione

Tom il Costruttore è ormai lontano da secoli. E si sente. “La colonna di fuoco” è la terza parte della fortunatissima trilogia che comprende “I Pilastri della Terra” e “Mondo senza Fine”. L’ epopea del borgo di Kingsbridge, luogo di fantasia ma facilmente radicabile nella tradizione anglosassone, è ormai lontana. Non c’è molto di epico nelle storie delle lotte tra cattolici e protestanti, ugonotti, Maria Stuarda, la regina Elisabetta Tudor che la imprigionò, la Regina Margot di Navarra, e chi più ne ha più ne metta. Quest’ opera di novecento pagine (ma non è il problema. Siamo abituati) viene venduta un po’ come una spy story medioevale e un po’ come un trattato di storia visto dalla parte dei perdenti, che poi sono vittoriosi, e viceversa. C’è anche il fil rouge di una storia d’amore lunga sessant’anni. Morti ammazzati, roghi, ingiustizie, con la sola, precisa vena di attualità legata all’ inutilità, se non per i potenti, delle guerre di religione. Tanto ci erano piaciuti i “Pilastri” (non male anche la serie tv) quanto ci ha lasciato un non sapore quest’ultima lettura. Non c’è un progetto, ma solo un concatenarsi di eventi storici farciti da personaggi fittizi, a partire da Ned Willard e Margery Fitzgerald, la sfigatissima “Bela Figheira” di turno. E un mucchio di cattivi e cattivissimi, perlopiù molto ignoranti, che il Capitano Alatriste di Perez Réverte avrebbe sgominato in cinque minuti, ma qui se la menano per trent’anni. E dire che a me questi libroni piacciono, basti pensare a “La Cattedrale del Mare” di Idelfonso Falcones (ma anche “La Regina Scalza”) che dipingono bene un’ epoca e i suoi sentimenti. Ma io come esperto storico non faccio testo, essendomi letto tutta la serie di libri su Ramses di Christian Jacq (pure quelli sulla donna medico Neferet… “E’ un male che conosco e che posso guarire” era il suo triage). Se penso alla fatica di Follett per scrivere queste mappazze, spesso interessanti (d’accordo: lo strapagano) vi giuro che se dovessi terminare i miei due libri che ho in cantiere da secoli, sarebbero pura fantasia e fantascienza, per non più di trecento pagine. E se poi vi interessa l’ argomento cattolici vs. protestanti, e le nefandezze derivate, specie in Olanda e Belgio, c’è il bellissimo volume di Marguerite Yourcenar “L’ Opera al Nero “ (1968) sulla vita e le avventure dell’ immaginario Zenone, un po’ filosofo e un po’ negromante. In un film del 1988 era interpretato da Gian Maria Volonté.