Kylie Minogue live a Milano 2002 Il Gazzettino 2002

Milano
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Alla fine di "Fever", il pluridecorato concerto-musical di Kylie Minogue che l' altra sera ha chiuso il tour europeo con l' unica data italiana, il solo a piangere mesto è stato sicuramente il cassiere del Forum. Non più di 3500 persone hanno assistito allo show "da 4 milioni di sterline" (evitiamo il duplice passaggio lira/euro) e di queste parecchie, sotto la sigla "invitati da Mtv", non erano paganti. Un pubblico "strano", molto glamour, con i veri fan accalcati sotto il palco e gli altri, agghindati alla moda, a far mostra di sè in giro per la grande arena. Magri affari anche per i bagarini che svendevano sottocosto a 15 euro biglietti che costavano da 19 a 56 euro alle biglietterie.
 Altri biglietti omaggio li ha pretesi lo staff di Dolce e Gabbana i quali, oltre a vestire in maniera molto colorata la "piccola principessa" (è stata lei a rigraziarli dal palco) le hanno allestito una megafesta all' insegna del glamour "trimalcionesco" in uno spazio allestito in via Mecenate. Non a caso i minivip nostrani, eccezion fatta per Vanessa Incontrada, si sono ben guardati dall' assistere allo show del Forum, preferendo prepararsi con cura alla festa, iniziata dopo le 23 e alla quale la 34enne cantante australiana è arrivata su una matronesca lettiga recuperata a Cinecittà.
 Tornando allo show del Forum, al fresco dell' aria condizionata contro i 30 gradi esterni, va detto che, visto da lontano e senza soffermarsi troppo sui due grandi schermi "Videowall" che lo riprendevano (altri cinque fanno parte della scenografia) lo spettacolo risulta estremamente noioso. Kylie, giustamente dal suo punto di vista, fa della pop music "singhiozzante": un brano "dance", l' altro elettronico, il successivo con l' ausilio di un deejay, quello dopo solo in videoclip per permettere un cambio d' abito. Ovviamente non c'è, per così dire, quella "unità didattica" (visto che siamo sotto esami) che al contrario si percepisce forte nello show di Madonna, o in quello di Cher, ovvero da Céline Dion in versione "crooner", e via dicendo.
 Non a caso le note che si ascoltano prima della calata del sipario blu che copre la scena sono quelle di "Pop Music" degli "M" (anni Ottanta) e poi parte "Sound of music", interpretata nel '59 da Mary Martin nell' omonimo musical di Broadway e poi ripresa in "Moulin Rouge" dalla stessa Minogue in versione "fatina". Il primo quadro dello show fa riferimento a "Metropolis" di Fritz Lang, con Kylie che arriva in cima alla scala ricoperta da una corazza robotica che poco alla volta si apre, per lasciarla con un "due pezzi" di lamé argentato e stivaloni da moschettiere in tinta.
 Kylie, più che ballare (e lo farà per gran parte della serata) si muove a scatti alla maniera del cleberrimo clip di "Can't get you out of my head", che per inciso conclude lo show, e così l' attenzione si rivolge allo strepitoso corpo di ballo (arrivano calandosi dal soffitto come "teste di cuoio") che ad un certo punto dello show, e parliamo dei maschi, sarà messo in scena in reggiseno e tacchi a spillo.
 I primi piani fotografici lasciano trasparire il viso stanco di un' artista che, preda dello showbusiness, da anni vive freneticamente il suo enorme successo. E così, con brani come "Locomotion", "A day like this" e il finale di "Burning up" e "Better the devil you know", Kylie Minogue ci accompagna in un turbinio di immagini video colorate, balletti sexy o giù di lì, con una prestazione vocale che ci sembra corretta ma non giudicabile, troppo frammezzata da "stacchi" coreografici, "filtri" elettronici e quant' altro. Anche il pubblico, pagante o meno, ha applaudito quasi, come si dice, per "non offendere" o per decretare aprioristicamente un successo fin troppo annunciato.
Bruno Marzi