Lucio Battisti Story parte seconda Notizia Oggi 1998

Seconda parte: una storia incompiuta.

 Nel 1997 Battisti era stato avvicinato dai discografici di Mina. L’ idea era quella di realizzare un cd di “duetti”, poi finalizzata con Celentano. La cosa non andò in porto, e tutti gli interessati, a partire da Massimiliano Pani, produttore e portavoce della madre, si affrettarono a smentire. La triste verità era che Lucio, già malato, difficilmente avrebbe potuto far fronte all’ impegno da par suo. L’ amicizia tra Battisti e Mina era di vecchia data, e corroborata dai tanti successi scritti “da lui per lei”, e poi sublimati nell’ album “Mina canta Battisti”. I Due avevano cantato una sola volta assieme a “Senza rete”, nei primi anni Settanta, in una memorabile versione di “Eppur mi son scordato di te”. In tutta sincerità, non sappiamo se Battisti abbia veramente espresso l’ intero potenziale artistico o, come qualcuno ha detto e scritto, “stesse cercando una nuova musica”. La sua genialità di “scrittura” appartiene e si permea nel movimento pop-rock dei Sessanta-Settanta, con la valenza animista-panteista aggiunta dalle “parole in libertà” di Mogol. Le ultime scelte legate all’ elettronica, con album concepiti senza praticamente uscire dallo studio di registrazione (“Hegel”, del ‘94, ne è il campione) lo relegavano in posizione minoritaria sia dal punto di vista, diciamo così, “mercantile” sia da quello più strettamente artistico. In soldoni, gli ultimi album di Battisti non piacevano nè al pubblico nè alla critica. Battisti, come già accennato, era figlio della “rivoluzione” di suono e ritmo legata alla centralità della chitarra elettrica nella musica “nuova” degli anni Sessanta. Lo aveva appreso da giovanissimo, prendendo lezioni dello strumento e poi “sciacquando i panni” ascoltando rock and roll. Non a caso, il suo primo impegno professionale, sul finire del 1958, fu con i “Campioni”, l’ innovativa orchestra di Tony Dallara. . La “leggenda vera” narra di un ragazzo portato nell’ ufficio di Giulio Rapetti in Ricordi da Christine Leroux, giovane discografica francese. Mogol aveva già vinto il Festival di Sanremo del ‘61 con “Al di là”, interpretata da Luciano Tajoli e Betty Curtis. Era un “buon artigiano” della parola in musica. Diventò da allora un “Nomeecognome”, come “Pallavicini-Conte”, “Bixio-Cherubini”, “Lennon-McCartney”...

Bruno Marzi

 Nella foto: Lucio Battisti autorizzato archivio Cavassi