Lucio Battisti Story parte terza Notizia Oggi 1998

Terza parte: i ricordi di un uomo difficile.

Una discografica ci racconta: <Erano i tempi della “Numero Uno”, e con Lucio si andava per strada, in Galleria del Corso a Milano. Alcuni ragazzi lo riconobbero, e gli chiesero l’ autografo, dicendogli: “Sei Lucio Battisti?”. E lui allontanandoli, rispose: “Magari... “>. Insomma, Battisti preparava la sua uscita di scena quando ancora era un personaggio pubblico, di quelli che vanno in televisione, ritirano premi e sorridono alle persone che gli applaudono. Pochissimi concerti, con i musicisti della Pfm come “gruppo” di grande valore (Di Cioccio, Mussida e Soci erano richiestissimi, all’ epoca), tra i quali si ricorda quello nella natìa Poggio Bustone, Lucio non esprimeva dal vivo tutto il carisma e la tensione che usciva dai solchi dei dischi. . L’ immagine, insomma, è quella di un’ artista che aveva imparato a “trattenersi”, a malcelare i veri sentimenti, la voglia di comunicare direttamente con la gente. Solo in una circostanza si trasformava, ed era al “Festivalbar”, che vinse due volte, anzi tre. Racconta Vittorio Salvetti:<Giusto trent’ anni fa, nel ‘68, Lucio vinse il primo “Discoverde” con “Prigioniero del mondo”, precedendo i Ribelli di “Pugni chiusi”. Fu poco prima dell’ “esplosione” con “Balla Linda”. Avevo intuito che quel cantante dalla voce particolare, che molte difficoltà aveva trovato per diventare anche interprete della propria musica, sapeva comunicare qualcosa di speciale... >.Battisti vinse nei due anni successivi con “Acqua azzurra acqua chiara” e “Fiori rosa fiori di pesco”. Continua Salvetti: <Mi “costrinse” a cambiare il regolamento di gara. Così l’ anno successivo lo invitai come primo “superospite”. Mi disse: “Vado in vacanza, ma stai sicuro che sarà ad Asiago per la finale!”. Così ci lasciammo. Passò quasi un mese, e nessuno aveva sue notizie, discografici compresi. Si sapeva che era in Spagna con Letizia, ma niente più. Arrivò il 30 agosto e la serata delle finale. Di Lucio nessuna traccia. Poi, a dieci minuti dall’ inizio della “diretta” televisiva, fui avvicinato da un vigile urbano che mi disse: “Sior Salvetti, xe se uno male in arnese che la vol. El dise de chiamarse Cesare Battisti... “. Lucio arrivò giusto in tempo, con la barba lunga e, a sentire lui, dopo due giorni di guida ininterrotta!>.Lucio era già con Grazia Letizia Veronesi, la segretaria - corteggiatissima - del “Clan” di Celentano conosciuta al Festival di Sanremo del ‘69, quello a cui partecipò, assieme al grande Wilson Pickett, con “Un’ avventura”. Il loro sodalizio è stato granitico fino alla fine. In un breve periodo, con lo pseudonimo di Velezia, fu lei stessa a scivere i testi delle canzoni, terminato bussascosamente (questioni di soldi, pare) il sodalizio con Mogol, e non ancora iniziato quello con Pasquale Panella. Pare che molte delle idiosincrasie attribuite a Battisti siano figlie, negli anni Settanta, del periodo in cui Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi furono sequesstrati, e poi rilasciati, in Sardegna. Battisti temeva per il figlio Luca, e tutta la famiglia si trasferì da Roma in Inghilterra, per poi tornare in Brianza, nella famosa villa di Dosso di Coroldo, accanto a quella di Mogol, nel frattempo tornato in buoni rapporti con Lucio.In seguito, Battisti perpetuò il suo Mito, restando fedele sino alla fine alla sua professione di “diversità”. , faceva trapelare attraverso la moglie. Sapeva benissimo, però, di non essere una persona normale. Sepolto Cesare-Lucio, e tessuteene le lodi, l’ ultimo atto è legato alla pubblicazione di un album che si sapeva pronto da almeno tre anni, per il quale le pretese di Battisti nei confronti dei discografici erano altissime. C’ è chi si dichiara pronto ad averlo per qualsiasi cifra; c’ è chi, comunque, rifiuta di aderire a “una grande speculazione”. La verità è che, probabilmente, questo disco inedito di Lucio Battisti, punto o poco aggiungerà al suo lustro. Come d’ altronde disse lo stesso artista, incontrato l’ anno scorso, per caso, da Gianni Boncompagni a Roma: <La verità, caro Gianni, è che canzoni come “quelle là” non mi vengono più... >.

Bruno Marzi

 

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Bruno Marzi

Nalla foto: Lucio Battisti autorizzato archivio Cavassi