Mara Maionchi intervista Di Tutto 2008

Di Bruno Marzi

Mara Maionchi, di nuovo sul ponte di comando di “X Factor”(ma anche a “Scalo 76”, sempre su Raidue) si gode la grande popolarità acquisita senza però farci troppo caso. <La vera differenza – confessa a Di Tutto in un’ intervista assolutamente priva di “bip”, visto il suo linguaggio notoriamente “sciolto” e diretto – è che quando vado all’ Esselunga a fare la spesa la gente mi riconosce e mi chiede l’ autografo. La cosa mi imbarazza un po’ ma sono tutti così gentili e poco invadenti ed è quindi un piacere fermarsi a chiaccherare, e rispondere quando mi chiedono di questo o di quel cantante>. Forse la bravissima manager discografica, 68 anni sempre dichiarati e portati con grazia, nuova icona televisiva di Raidue, guarderà con attenzione anche i volti delle cassiere, visto che proprio una di loro, Giusy Ferreri, è stata la rivelazione discografica della passata stagione, nonché seconda classificata nella gara vinta dagli Aram Quartet.

La nuova edizione del programma condotto da Francesco Facchinetti, con Simona Ventura, Morgan e “TurboMara”, vede la Maionchi, con la collaborazione tecnica e artistica di Gaudì, alle prese con i gruppi, ereditati appunto dal musicista leader dei Bluvertigo. Con lei, a ricordarle gli impegni e i tempi, c’è sempre la figlia Camilla (la sorella Giulia sta in ufficio con papà Alberto Salerno). Di lei si sa tutto: “eccezione” di vertice in un ambiente maschilista, collaborazioni con Pfm, Battisti, Mango, Nannini, Tiziano Ferro tanto per fare qualche nome. Un sodalizio artistico e umano, appunto, “di ferro” con il marito Alberto Salerno. E, fresco fresco, un successo televisivo personale <che poteva arrivare anche prima… >, sottolineando con vezzo l’ età solo anagraficamente non più verdissima. Ma tant’è. Va già bene che in televisione, se si parla di musica, incomincino a togliersi i paraocchi. L’ intervista, allora.

Mara e i gruppi vocali. Si tratta di una bella sfida per te?

<Sicuramente sì, perché in carriera, eccezion fatta per la Pfm, non ho mai avuto a che fare con i gruppi, e men che meno con quelli vocali. I problemi sono in particolare di gestione delle voci e di arrangiamenti. In questo senso Morgan, nella passata edizione, è stato bravissimo>.

Difficoltà nella scelta dei Quattro?

<Per quanto riguarda l’ identità di vedute con Gaudì, assolutamente no. Ci abbiamo pensato bene e poi le scelte sono state in perfetta sincronia>.

Qualche dubbio, però c’è stato?

<Sì, perché mi aspettavo di più da un paio di gruppi che mi piacevano e che avevano un certo potenziale, ma è andata così. C’erano due rapper interessanti, per esempio, e lei sarebbe stata brava anche come solista. Peccato che non si possano eventualmente recuperare gli esclusi, ma il regolamento parla chiaro, e i nuovi ingressi, dalla terza puntata in poi, saranno fatti attraverso le nuove selezioni ancora in corso>.

Come hai trovato il livello medio dei concorrenti?

<Abbastanza simile a quello dell’ anno scorso. Come al solito si sono presentati i “fanatici”, quelli un po’ freak insomma, e “quelli buoni”, cioè artisti veri, gente che sa cantare e che vuole mettersi alla prova>.

Ci descrivi con una battuta i tuoi “protetti”? I Bastard Son of Dionisus di Trento?

<I “Bastardi” mi piacciono tantissimo. Sono particolari. Dei bei personaggi, con un potenziale interessante. Sono anche musicisti, e questo non guasta, anche se ovviamente, per regolamento, non potranno suonare durante il programma. Il nome, e gliel’ ho detto, mi lascia perplessa, se si parla di prodotti discografici pop, ma staremo a vedere… >.

I Farias, argentini, sono molto etnici…

<E lo sanno benissimo. I visi tradiscono la loro origine, ma per il resto stiamo lavorando bene per renderli appunto più vicini al gusto italiano. Sono molto bravi e si capisce che hanno una vocalità sicura e compatta. Lunedì scorso li abbiamo messi alla prova con “Bocca di rosa” di De André, proprio per vederli in azione in una situazione anomala>.

I palermitani Sinacria Symphony potrebbero essere il classico gruppo “a cappella”, nello stile dei Neri per Caso…

<L’ impressione è quella, ma in realtà hanno sempre cantato con le basi musicali dietro. Per loro è molto importante la scelta dei brani, perché le capacità vocali non si discutono. Sul look, troppo anonimo, stiamo lavorando>.

Le milanesi Sister of Soul ci sembrano le più “classiche”…

<E’ vero. Il solco è quello delle Supremes di Diana Ross. Ma sono anche molto carine e pulite, oltre che brave. Hanno un’ immagine che va molto d’ accordo con il genere musicale, che comunque dovrà essere allargato>.

Si può affermare che avete cercato il “potenziale” nei gruppi, più che il livello di partenza?

<Esatto! Abbiamo cercato appunto l’ “x factor” ragionando in termini di valore artistico e potenziale commerciale, perché lo scopo del programma è anche quello di contribuire alle vendite discografiche. In questo senso i gruppi hanno sempre avuto maggiori difficoltà rispetto ai solisti, e anche in questa logica la sfida per me è ancor più stimolante>.

Già, la “crisi” discografica…

<Anche se ci sono stati dei timidi segni di risveglio, il problema vero è dato dalla carenza di autori, gente insomma che è sempre vissuta sui proventi Siae come primo lavoro, e che nel corso degli anni si è allontanata dalla musica per problemi, diciamo così, “alimentari”. In realtà, dopo la “sbornia” dei cantautori, che ha messo da parte i puri autori di testi e musica, mai come ora occorre che quelli bravi si rimettano a fare i loro mestiere>.

Tra quelli “funzionanti” già adesso, quali sono i tuoi preferiti?

<Mah, sono parecchi. Pacifico, che è molto bravo. E poi Tiziano Ferro, Sangiorgi dei Negramaro, Raf… E molti altri che adesso non mi vengono in mente.

Un tale Alberto Salerno?

<Mio marito? Beh, uno che ha scritto, tra l’ altro, “Io vagabondo” dei Nomadi e “Terra promessa” di Ramazzotti non è certo un nuovo talento. Eh, Eh!... >.

Scherzi a parte, credevi nel successo di Giusy Ferreri, almeno nelle proporzioni in cui poi si è verificato?

<Sincermente sì, perché la canzone di Tiziano Ferro era veramente giusta per lei e per la sua voce particolare. Adesso dovrà confermare, ma penso che abbia i mezzi per farlo, visto che continua a lavorare con le persone giuste>.

A proposito di “persone giuste”, anche tu, però, con la nuova etichetta discografica “Non ho l’ età”, stai lavorando con giovani interessanti…

<Sì, ma in realtà non vorrei ancora parlarne troppo perché c’è molta carne al fuoco… Posso ricordare Toni Maiello, che è uscito proprio da “X Factor” dell’ anno scorso, ma ci sono altri artisti che, poco alla volta e senza fretta, stiamo portando varso la maturità>.

Per finire, mi dai un giudizio sui tuoi due coach avversari?

<Morgan è tutto ciò che io non potrei mai essere. Mi fa ridere. E’ anche vero che qualche volta l’ avrei preso per il collo. Simona ha questo suo intuito “pop”… La cosa più importante, però, è che si è rifatta bionda…>.