Mario Limongelli presidente PMI intervista Il Gazzettino 2008

Milano
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"Abbiamo il diritto di andare da Baudo e parlare dei nostri progetti, di spiegare perché, per esempio, Carlo Marrale o Mariella Nava meritano di essere ascoltati o seguiti, Questo purtroppo in questo momento non accade. Non può decidere tutto una persona che in contemporanea fa Domenica In e ha gusti personali rispettabili sì ma molto precisi". Parola di Mario Limongelli, presidente della PMI, l' Associazione delle Etichette discografiche indipendenti, e allo stesso tempo egli stesso discografico. La sua Società, la Nar, porta a Sanremo Loredana Berté. Limongelli risponde a Enzo Mazza della Fimi, sulla vexata quaestio della lenta eutanasia per il Festival della Canzone Italiana e invita la Rai a cambiare rotta.
 "Mi piacerebbe che ci fosse più trasparenza - spiega - non tanto nel meccanismo di scelta quanto nel rapporto tra Rai e Aziende che investono denaro non su una canzone o un passaggio televisivo ma su un progetto editoriale ed artistico. Chiediamo insomma che si ritorni alla Commissione di controllo, con sindacalisti e quant' altro, che veda perché un brano, una volta ascoltato, venga scartato, e per quali motivi. Baudo, appunto, ha i suoi gusti e una sua maniera di allestire lo spettacolo, ma in futuro potrebbe non essere più lui a gestire il Festival, e la Rai si troverebbe senza una strategia di cambiamento, mai come ora indispensabile".
 Limongelli vede il futuro del Festival come un parziale ritorno al passato: "Quando Celentano cantò "24mila baci" di schiena rispetto al pubblico, il giorno dopo fu uno "scandalo". Era invece una rivoluzione del costume, come quando la Commissione ripescò "4/3/43" di Lucio Dalla. Atti coraggiosi, che in quegli anni permisero agli artisti di pensare al Festival anche come campo di sperimentazione. E' chiaro che la Rai deve cercare di fare il "pieno" in quelle sere, ma è anche vero che se non si cambia lo scollamento tra la realtà della musica, le nuove tendenze e le nuove tecnologie, sarà sempre maggiore; e noi staremo a sperare che Little Tony, Cutugno e Minghi abbiano canzoni così belle da giustificare la loro presenza in gara".
 Partecipare al Festival, insomma, costa soldi, e il presidente di Pmi, Associazione che ha molti artisti in gara quest' anno a Sanremo (solo la Sony, tra le Majors, vanta una presenza massiccia) sottolinea questo aspetto. "Solo di logistica, prove, alberghi e musicisti - spiega - il costo è di circa 50mila euro per un Big e 35mila per un Giovane. In più c'è il costo per la realizzazione del disco, che varia dai 120 ai 70, 80mila euro. Poi, se le cose vanno bene, c'è l' impegno pubblicitario successivo, che può variare dai 50 ai 100mila euro, a seconda dell' azienda e del progetto artistico".
 Cosa propone, insomma, la Pmi alla Rai e alle altre Associazioni? Conclude Mario Limongelli: "Innanzitutto di ascoltare le aziende, di parlare e di aggiustare il tiro di anno in anno, magari affidandosi a manager di provata competenza, come fu con Adriano Aragozzini. Poi si dovrebbero gestire meglio le serate. In una, per esempio, fare una vetrina di tutti gli artisti meno giovani o comunque storici. Poi sperimentare in un' altra con le nuove tendenze musicali, cercando come accadeva una volta di essere addirittura all' avanguardia. Basti pensare al Sanremo del '78 di Salvetti con la Oxa, Rino Gaetano e i primi Matìa Bazar. E poi, ripeto, mettere in gara artisti e aziende che abbiano un percorso ben delineato; altrementi il Festival continuerà ad essere un danno, e non un' opportunità".
Bruno Marzi