Mark Knopfler live a Milano 2008 Il Gazzettino 2008

Milano
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Esemplare. Il sessantenne Mark Knopfler apre ancora una volta la sua anima e, una nota dopo l' altra, una chitarra dopo l' altra (la Telecaster, poi la Les Paul, poi la Strato, e ancora il dobro. E poi daccapo) sciorina uno spettacolo armonioso, logico, magistralmente suonato assieme ai suoi sei splendidi musicisti. E' il "Kill To Get Crimson" tour (dal titolo del più recente album dll' ottobre 2007) che stasera, 17 aprile, arriva al PalaOnda di Bolzano e poi torna l' 8 giugno a Villa Manin di Passariano di Codroipo. L' altra sera, al Forum di Assago, una bella folla lo ha tenuto in palmo di mano. Prima ancora, a show non ancora iniziato, è andata in pellegrinaggio davanti al palco per fotografare con i telefonini la mitica Stratocaster rossa, in bella vista sotto un raggio di luce. Succede ogni sera e rafforza il mito del "Guitar Hero" sui generis.
 Il vate di "Romeo and Juliet", "Money for Nothing" (non suonata in queste date) e "Sultan of Swing", canzone che sotto il marchio dei Dire Straits sconvolse, e a lungo, le classifiche pop-rock negli anni Settanta, è ancora attuale e originale. La sua particolare, ma comunque ortodossa elaborazione della tecnica fingerpicking è sempre un master per ogni buon chitarrista. La sua "non voce", secondo stilemi classici, salmodiante e potentemente narrativa, è sempre molto riconoscibile. Queste le premesse, con vecchi e nuovi accompagnatori come il tastierista e chitarrista Guy Fletcher, già con gli ultimi Straits, il chitarrista Richard Bennett, Danny Cummings alla batteria, Matt Rollings ancora alle tastiere, Glenn Worf al contrabbasso e basso elettrico e John McCusker al violino.
 Mala tempora per i ritardatari, l' inglese con cognome tedesco è molto svizzero negli orari. E così alle 21 spaccate appare in scena, Fender Telecaster a tracolla per "Why Aye Man", e poi "Calling Elvis" con la - orrore! Scherziamo ovviamente - Gibson Les Paul. E via dicendo, con il nuovo album quasi tralasciato (un paio di brani) e la sapienza di oltre trent' anni di carriera, e decine di milioni di dischi venduti, equamente distribuita lungo lo show. Piccolo vezzo, Mark non porta più gli occhiali (laser?) e, come tutti quelli mai stati belli da giovani, fa ancora la sua bella figura in scena. Senza scomporsi troppo ovviamente.
 Solo le belle luci ci fanno capire che quello che abbiamo sotto gli occhi è un palcoscenico al top. Per il resto l' attenzione è tutta per la musica. Non mancano i cavalli di battaglia (come detto, non tutti) vecchi e nuovi, come "Hill Farmer Blues", "Cannibals", "Speedway at Nazareth", "Devil Baby", tra gli altri. E, ovviamente, le interminabili "Telegraph Road" e "Sultan of Swing". Lo show, ricordiamo, vive di un retrogusto country-folk (più Irlanda-Inghilterra rispetto all' "eresia" Usa d' esportazione) che ormai caratterizza anche la produzione discografica di Knopfler, di qualità e regolare negli ultimi anni ma ovviamente routinaria rispetto al Mito. La fortuna di Mark Knopfler in Italia, e i palasport che si riempiono ad ogni venuta, prescinde però dal disco più o meno attuale. Perché dal vivo, si sa, assaporare un pezzo di storia del rock, ben vivo e vegeto, comunque è meglio.
Bruno Marzi