Maurizio Vandelli e Shel Shapiro intervista Stop 2003

Milano, luglio.
Dopo Little Tony e Bobby Solo, fanatici entrambi di Elvis Presley e che hanno vinto nella categoria "simpatia e spensieratezza" allo scorso Festival di Sanremo, adesso tocca ai due "ragazzi irresistibili" per eccellenza del rock italiano: il misterioso e affascinate Shel Shapiro, leader dei Rokes di "Ma che colpa abbiamo noi", la band inglese che "trovò l' America" in Italia, e il simpatico "Principe" Maurizio Vandelli dell' Equipe 84, a lungo sulla cresta dell' onda da "29 settembre", brano di Lucio Battisti e Mogol, in poi. L' idea è semplice ma geniale. I due popolarissimi "eroi" degli anni Sessanta hanno deciso di "sfidarsi" sul palcoscenico in una tenzone a suon di successi musicali che ovviamente non avrà vincitori o vinti, ma solo l' affettuoso applauso del pubblico. Sono loro il vero "evento" musicale dell' estate che sicuramente proseguirà nei teatri di tutta Italia in autunno.
 E' successo in questi giorni in piazza Leopardi a Recanati, dove Shel è direttore artistico di "Recanati forever", il festival gratuito inaugurato giorni fa da Mango e che, dopo l' esibizione dei due "amici-nemici", verrà concluso da Francesco De Gregori il 31 luglio. Non un solo evento, però, ma appunto c'è "aria" di tournée teatrale in autunno, e forse di un nuovo disco, magari dal vivo.
 <La verità - spiega Vandelli - è che ci siamo divertiti come due ragazzini, e adesso sarà dura trascinarci giù dal palco!>. Lo spettacolo è semplice: due band in scena e i simpatici "mattatori" che eseguono i rispettivi grandi successi, per poi ritrovarsi in una serie di duetti all' insegna del massimo divertimento e coinvolgimento del pubblico. Il finale poi vede tutti sul palco per la mitica "Hey Jude" dei Beatles.
Come è nata l' idea del "duello"?
 <Gli amici di Recanati - spiega Shel - volevano che mi esibissi anch'io con il mio show. Ho risposto che non era dignitoso che un direttore artistico salisse anche sul palco...  e da solo! Così ho chiamato l' amico Vandelli, l' unico con il quale una "litigata" artistica può poi diventare una bellissima collaborazione>.
<Veramente - replica Vandelli - l' idea è stata mia... nove anni fa! Va detto che siamo già stati sul palco assieme appunto nove anni fa a Bellinzona, che come tutti sanno è in Svizzera e quindi non conta. Mia moglie organizzava una rassgna musicale e all' improvviso è mancato un artista dal "cartellone". Che fare se non chiamare Shel per fare qualcosa di originale e divertente?>.
Shel: <Vero, ma non conta, appunto. Che era in Svizzera l' hai già detto tu, e poi usavamo tutti e due la stessa band, e quindi era un concerto solo, e non due, con qualcosa in più. Adesso invece stiamo in scena per tre ore!>.
 I Due sono amici dai tempi del Cantagiro; di quando, entrambi "cappelloni" (ma ancora adesso non scherzano con tanto di codino e orecchini vari) erano gli idoli delle ragazzine. Altissimi e magrissimi (Shel lo è ancora e Maurizio, come dice lui, "... sta bene con la giacca"... ) rappresentavano benissimo gli anni della "rivoluzione" sociale, della "trasgresione" che tanto spaventava i benpensanti, ma che faceva vendere ai Discografici palate di dischi. Ancora oggi, che sono seri uomini d' affari, amano giocare con la vita, divertirsi, prendersi in giro, come fanno anche in esclusiva per Stop per l' obbiettivo del nostro fotografo.
<Amici sul piano personale - continua Shel - lo siamo sempre stati, ma anche avversari su quello artistico. Abbiamo sempre avuto idee musicali all' opposto, ed è per questo motivo che il nostro doppio show non è solo una bella festa con tante grandi canzoni ma anche una gara di talento e qualità artistica>.
Quando vi siete conosciuti?
Shel: <Eravamo già famosi. Ci incontrammo in sala di registrazione. Lui stava finendo "Nel cuore, nell' anima". Parlammo di musica, arrangiamenti e cose del genere. Poi venne a suonare il Mellotron (il "papà" degli strumenti elettronici di oggi. NdR) in "Cercate di abbracciare tutto il mondo" dei Rokes>.
Cosa vi manca di quel periodo?
Vandelli: <Forse il clima creativo che c' era tra i musicisti, ma anche nelle Case discografiche. Una volta il proprietario era una persona che per prima cosa amava la musica>.
Shel: <Adesso le Multinazionali pensano solo al profitto immediato. E' anche questo uno dei motivi per cui vanno così male e non escono nuovi artisti>.
 Dopo la fine negli anni Settanta dell' Equipe 84, gli amori per le dive del tempo come Patty Pravo, conosciuta a una festa del fotografo Angelo Frontoni, recentemente scomparso, Maurizio Vandelli è diventato un bravissimo "pubblicitario", realizzando famosi "spot" televisivi e dotandosi di attrezzature all' avanguardia in Italia. Molto vicino al Movimento ambientalista, è stato anche consigliere comunale nella cittadina in cui abita. Il ritorno sulle scene è avvenuto nel 1989 con l' album "29 settembre '89". <E' stata la prima raccolta di successi ricantata e riarrangiata completamente. Paul Mc Cartney e tutti gli altri sono arrivati dopo... >, ricorda con orgoglio. Poi ha continuato a divertirsi con i Sorapis, la band "amatoriale" di Zucchero e di altre star della musica. E' sposato con Stella e il suo "ultimo" e piccolo figlio si chiama Andrea.
 Tornati più o meno in Inghilterra gli altri componenti dei Rokes (la prima apparizione fu nel '64 in "Gianburrasca" con Rita Pavone) l' "italiano" David "Shel" Shapiro è sempre rimasto nella musica, alla ricerca di nuovi talenti e dietro le quinte di molti dischi di successo. Ha fatto con profitto l' attore sia in televisione ("nebbia in Val Padana" con Cochi e Renato) sia al cinema. Era lui il "guru" in "Il nostro matrimonio è in crisi", di e con Antonio Albanese. L' esordio però avvenne in "Brancaleone alle crociate" con Gassman. Ha realizzato il musical "Per amore della musica". Il suo ultimo album, del 2002, si intitola "Shel". Biologo mancato, il 16 agosto compirà i suoi magnifici, primi sessant' anni.
E conclude: <Noi continuiamo ad essere quello che siamo sempre stati: musicisti appassionati che hanno sempre creduto in quello che cantavano e dicevano alla gente>. La stessa gente che, padri e figli assieme, continua ad applaudirli ancora oggi con lo stesso entusiasmo.
Bruno Marzi