Milva omaggia Alda Merini concerto e disco Il Gazzettino 2004

 

 

 

 

Milano

NOSTRO SERVIZIO Alda Merini chiama Milva “la ragazza”, e poi la prende in giro, quando, lei a pigiare sui tasti e la Biolcati Maria Ilva, di otto anni più giovane, appoggiata al pianoforte, accennano assieme “Amado mio”. “La sbaglia sempre…”, commenta ridendo la grande poetessa milanese, festeggiata l’altra sera al Teatro Strehler nella doppia occasione dell’uscita di un cd di poese messe in musica, “Milva canta Merini” (su musiche di Giovanni Nuti e Lucio Fabbri e la produzione di Mario Limongelli) e l’imminenza del compleanno che, come cita il primo brano dello spettacolo, “Sono nata il 21 a Primavera”, coincide anche con la Giornata mondiale della Poesia. Guarda caso. E’ una Merini tutto sommato in buona forma quella che arriva in scena reggendosi sul bastone per recenti guai alle “giunture”, ma con una loquela e un senso dell’umorismo devastanti, e Milva, raggiante e in certi momenti sinceramente commossa, che le fa volentieri da “spalla”. E’ ben nota la storia di quella che è probabilmente la più grande poetessa italiana del secondo Novecento, fatta di incomprensione e sofferenza, e un lungo periodo di “parcheggio” in manicomio, e che recentemente ha avuto la solidarietà anche economico delle Istituzioni, che le hanno riconosciuto il diritto all’accompagnamento e, a quanto pare, un aumento dell’ “assegno” previsto dalla Legge Bacchelli. Non è la prima volta che Alda viene omaggiata dalla musica. Nel 2001 gli Altera, band genovese prodotta da Franz Di Cioccio, aveva celebrato la poetessa musicando in maniera “elettronica” le sue opere. Lei aveva ironicamente aderito posato nuda e con la sigaretta in bocca per un’ironica copertina. Il disco presentato lunedì, come ci spiegano i collaboratori più stretti, è “nato assolutamente per caso” ma, come ha commentato Milva, “ha comportato due anni di intenso lavoro”. E, aggiungiamo noi, il ritorno della Rossa a brani inediti in italiano dopo ben dieci anni. Si tratta di un cd gradevolissimo, con arrangiamento che ricordano molto il più recente Battiato, in cui la multietnicità dei suoni spazia dal balcanico al magrebino, al “recitar salmodiando” tanto caro alla costruzione tecnica della Milva brechtiana, specialmente nel brano “da cui è nato tutto”, “L’albatros”, che chiude lo spettacolo e che viene poi bissato a furor di popolo. Giovanni Nuti, cantautore da anni sulla breccia molto apprezzato come autore ma mai assurto a grande popolarità, è per certi versi il “motore” del progetto, di cui dà una sua personale visione interpretativa anche nello show milanese, e addirittura in duetto con Milva per “I sandali”. Lo spettacolo, in tempi di crisi discografica, presenta così almeno tre potenziali “singoli”, appunto i brani citati, che potrebbero esser apprezzati non solo da un pubblico paludato e disponibile come quello dello “Strehler” ma anche da un’audience più popolare. Non a caso quindi il cd contiene una traccia video che non è proprio una clip, ma quasi. In sostanza, questa accoppiata Merini-Milva, e il buon artigianato di Nuti e Compagnia, produce un frutto prelibato, atipico, stimolante. Cosa ne uscirà in futuro, magari un vero e proprio tour (Milva comunque tornerà a Milano il 19 aprile in abbonamento) non è facile intuirlo. Ad ogni buon conto lo spettacolo dello “Strehler” è stato completamente videoripreso, a futura memoria digitale.

Bruno Marzi