Moby intervista Il Gazzettino 2005

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Per Moby, raffinato newyorkese discendente diretto del Melville scrittore, quello di "Moby Dick" appunto, più che il mostro dell' Id da affrontare a tutti i costi il mondo della musica è ancora un giocattolo seminuovo da esplorare, da agitare ogni tanto per vedere se succede qualcosa. Questo è lo spirito decisamente naif che invece l' ha portato a grandi trionfi discografici e adesso a un nuovo album, "Hotel", in uscita l' 11 marzo, che, come racconta lui stesso, "é il primo non realizzato totalmente nella mia camera da letto". Una stanza che lui stesso ci ha raccontato come "di media grandezza, come si trovano a Manhattan: grandi grattacieli e piccole stanze" e in cui sistema le apparecchiature elettroniche necessarie.
 "Questa volta - continua - metà del lavoro è nato come al solito in camera da letto, ma poi sono andato ai mitici Electric Ladyland Studios, gli stessi che Hendrix non poté collaudare perché morì un mese prima (Cosa non vera perché esistono dei tape con Buddy Miles. Ndr)". Il titolo è pacificamente ispirato al Chelsea Hotel di New York, albergo-culto della rock generation, dove Dylan e Lou Reed componevano, e nelle cui stanze sono passati gli Stones e Bourroghs. "Le stanze d' albergo - continua - sono dei posti interessanti, perché quando ci entri ti senti come il primo essere umano ad abitarle, e invece migliaia di persone ti hanno preceduto, dormendo, lavandosi e facendo l' amore. Un luogo interessante di purificazione. Posti in cui trovi professionisti in viaggio e coppiette. Al Chelsea invece, nei corridoi trovi principesse decadute accanto a gruppi punk giapponesi... ".
 E' una maniera anche per ricordare gli inizi: "Ho incominciato 15 anni fa a New York per una piccola etichetta, con lo scopo di vendere 4mila copie. E poi 200mila... Di certo non mi aspettavo il successo che poi ho avuto. Mi accontentavo di pagarmi l' affitto come deejay e magari trasferirmi in Europa; poi, la vita è stata piena di sorprese". "Hotel" è molto orientato verso gli arrangiamenti di Alan Parsons e dei Pink Floyd, con grandi melodie e poco ritmo elettronico e, pare per pura casualità, nessun campionamento vocale elettronico. Moby conferma: "Sono cresciuto ascoltando i singoli di Parsons e la musica dei Pink Floyd. Oggi come allora la musica permete alle persone di immedesimarsi al suo interno. E' anche il mio tentativo come musicista. Sono stato anche influenzato da gruppi come Depeche Mode, New Order, Joy Division, dei quali spesso eseguo cover".
 Sulla politica Usa Moby, tra l' altro vegetariano di stretta osservanza (ha un ristorante a New York. il "Tea-Ny" gestito con l' ex fidanzata), si conferma ancora oggi pro Kerry: "Nel settembre del 2003 ho anche suonato con lui nello show per commemorare Johnny Cash. E' un peccato che gli americani abbiano scelto come presidente lo scemo del villaggio. I Bush hanno saputo dare soluzioni semplici per problemi complessi... E' la stessa storia nel mondo dello show-business, dove tutto è fasullo e attori gay si trovano compagne compiacenti, e invece amici come Pitt e la Aniston si separano... ". Infine, Moby ricorda Sanremo 2001: "Stavo malissimo, e dovevo andare in scena cinque minuti dopo. Vedo il chitarrista dei Placebo che sfascia la chitarra... la stessa che il service di palco doveva dare a me!. Sono andato lo stesso in scena con la chitarra rota e le corde a penzoloni... ". In tour estivo per due, forse quattro date.
Bruno Marzi