Nanni Svampa intervista Il Gazzettino 2004

Milano
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Il "Blue Note" a mezzogiorno (questa settimana si esibiscono i mitici Spyro Gyra) fa un po' senso, in piena luce grazie alla grande vetrata che fa da tetto. E' un po' imbarazzato - ma poi passa - anche Nanni Svampa, che presenta con un minishow il suo doppio cd tributo a Brassens "Donne, gorilla, fantasmi e lillà". Sono 25 brani in tutto, comprese alcune "chicche" di umorismo erotico ("La contadinella", "L' ombelico") e  sarcastico ("Lei mi rompe" e "La Cesira" sulla masturbazione) le tre traduzioni storiche di De André ("Il Gorilla", "Marcia nuziale" e "Delito di paese") e una del  "canzoniere" torinese Fausto Amodei. La novità è che sono tutte in italiano. Produce il ticinese Roy Tarrant, negli anni Settanta direttore artistico della Pdu di Mina, che distribuiva i Italia i "Cosmic Jockers" della musica elettronica tedesca.
 "Metà di queste canzoni - spiega il 66enne musicista e cabarettista meneghino - non avevano nemmeno una versione in milanese. Ho fatto un disco con una base musicale complessa ma leggera. L' italiano, rispetto al dialetto, ti porta poi a un maggiore rigore e fedeltà all' originale". Ci piace mettere assieme al lavoro dell' ex fondatore dei Gufi (che pubblica anche un libro e poi uscirà con un cd retrospettivo del celebre gruppo cabarettistico) quello della veronese Raffaella Benetti "... canta Barbara. Femme piano", su etichetta Euphonia.
 E' la registrazione di un concerto tenuto al teatro Comploy di Verona il 28 novembre 2000, in cui la giovane artista propone il repertorio della grande cantante d' Oltralpe, metà in francese e metà in italiano.  "Ho scoperto questa giovane 25enne - spiega Svampa - l' anno scorso ad un convegno del "Tenco". Fare Barbara non è facile... E' un periodo in cui c'è ritovato interesse attorno a un certo tipo di canzone che, sinceramente, pensavo fosse solo di nicchia".
 L' incontro artistico con Brassens, allora? "Sarà stato il '58. Studiavo Economia con una ragazza che aveva parenti in Francia. Mi fece sentire quattro canzoni da uno di quei "padelloni" a 33 giri... Mi sono detto: "Ho capito cosa dovrei fare se facessi il cantautore". Cercavo una strada che unisse l' umorismo alla canzone. Poi ho iniziato a fare spettacoli, mettere assieme compagnie. Nel '64, che è anche l' anno di nascita dei Gufi, sono tornato da militare e ho tradotto Brassens in milanese. Era un periodo strano: nei cabaret e nelle balere andava forte un misto tra il folk-revival e la nuova canzone d' autore. De André, che all' epoca frequentava i salotti-bene genovesi, aveva tradotto in italiano "Il Gorilla" quattro mesi dopo la mia versione in milanese".
 "Brassens - prosegue - ha scritto 140 canzoni, più i testi di poeti come Aragòn musicati. In più ci sono i programmi radiofonici e parziali inediti proposti dai suoi musicisti. A me continuano ad arrivare centinaia di testi tradotti da professori, pensionati... Oggi pochi comici partono dal connubio con la musica. Penso a Flavio Oreglio ha scritto canzoni umoristiche eccezionali molti anni fa. Alla Ricordi, dove lo proponevo per incidere, dicevano che era "troppo intelligente" (recentemente ce l' ha fatta con "Il momento è catartico", anche in tour. Ndr) e anche Costanzo non lo ha fatto mai cantare. pensandoci bene, anche lo stesso Brassens è diventato popolare in Italia proprio grazie a Fabrizio De André come veicolo".
Bruno Marzi