Nirvana live a Parigi Il Gazzettino 1994

Parigi

NOSTRO SERVIZIO

E’così freddo il Nirvana? Sei gradi sotto zero, e la neve, accolgono i seimila spettatori dello show che la band di Seattle ha tenuto lunedì scorso allo Zenith. Per noi è la succosa anteprima del tour italiano: il 21 a Modena (quasi esaurito) e il 22 a Marino (c' è posto) e il 24 e 25 a Milano Palatrussardi(maggiore disponibilità per la data di giovedì). Chiusura a Lubiana, domenica 27.

Lo Zenith si erge a Porte de Pantin, dove l'ex area degli "abattoirs" - il mattatoio di Parigi - è stata adibita a Museo della musica, con tanto di sale da concerti e zone ricreative. Per noi è un po' come tornare sul luogo dei primi delitti. Nel "Pavillon de Paris" - l'ex mattatoio di cui sopra - gli anni Settanta hanno vissuto una serie di show "mitici".

Passano gli anni e i miti appunto, ma il pubblico resta sempre giovane; anzi, giovanissimo, come nel caso di quello dei Nirvana. Ci consola la presenza in scena, come "act" di apertura, dei mitici Buzzcocks, band proto-punk nata una quindicina di anni fa, ancora validamente ancorata ad un rock veloce, manierato così come solo gli inglesi sanno fare. In Italia la band ospite sarà quella dei Melvins, prodotti dagli stessi Nirvana.

Eccoli, allora, gli ultimi - o i primi - tra i "grunge" di Seattle: quelli ancora abili a "trasgredire", al punto da intitolare il loro recente album "In utero"; proponendolo, e vendendolo, anche nella puritana America.

Eccoli, dicevamo, in perfetta divisa da band di culto: luci basse in scena, aristocratico distacco dal pubblico - che "poga" continuamente, e nessuno si fa male, grazie alla grande abilità del servizio d'ordine nel bloccarne la caduta oltre le transenne - e perenne ricerca di un suono parossistico, per metà distorsione e per metà "riff-ruff. ". Milioni di dischi venduti, appunto.

Kurt Cobain, il cantante-chitarrista mancino, nasconde il viso sotto i lunghi capelli biondi, e resta immobile, in posizione decentrata, sulla sinistra del palcoscenico. Gli amici dicono che si sia rimesso in carreggiata, e che la droga sia ormai un lontano ricordo. Il bassista Krist Novoselic - è noto il suo impegno contro la guerra in Bosnia - arriva in scena vestito da prete. Si agita come un ossesso e, alla fine, si libera della tonaca nera. Il batterista Dave Grohl suona preciso, in fondo alla spoglia scena - solo effetti psichedelici, diapositive, e il "logo" del nuovo album a fine show - scuotendo il testone di capelli come uno sciamannato. Sudare, sudare!

In scena c'è anche il chitarrista Pat Smear, ex Germs, mentre l'ex Exploited Big John sta dietro il palco a "curare" il suono delle chitarre. La "scaletta" dello show cambia ogni sera. "Silver", "Heart-shaped box" e la lisergica "Serve the servant" iniziano le ostilità. I seimila dello Zenith, cantano in coro. Tantissime le adolescenti, dicevamo. I nuovi angeli del rock non sono innocui come Simon Le Bon. Suonano forte, i Nirvana. Si sentono gli Who, ma anche l'eco dei Sex Pistols. Il "grunge" cade in piedi, mentre i Pearl Jam sono già figli del business e di Mtv. Un'ora di show, prima dei bis. "Drain you" e "Mother": la sala trema. Per "Dumb" la violoncellista Kera Shaley si affianca a Kurt. Poi arrivano "In bloom", "Come as you are", "In lithium", per finire con "Rape me". I bis si fanno attendere, ma arrivano. Il conto è saldato, mancia compresa. Affascinante epitaffio. Da vedere.

Bruno Marzi