Paola Turci intervista Il Gazzettino 2004

Milano
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Paola Turci fotografa musicalmente diciotto anni di vita artistica con un album, "Stato di calma apparente", registrato in diretta, ovverossia praticamente live, a metà dicembre 2003 allo studio Forum di Roma (un dvd- concerto e documentario con più canzoni uscirà il 13 febbraio) e in cui ha smontato e rimontato tutto il suo repertorio più famoso o più intimo ( da "L' uomo di ieri", Sanremo '86, a "Bambini", "Volo così" e "Ringrazio Dio") aggiungendo tre novità assolute di diverso spessore artistico: "Il gigante", discorso sulla dignità dell' uomo e l' oppressione dei Potenti ispirato da Adriano Sofri, "La tua voce", ovvero l' intimità di condividere i gusti musicali, e la cover "Paloma negra" da Chavela Vargas.
 Il tutto nella nuova prospettiva artistica che la vedrà in tour assieme a molti elementi della Bandabardò: anteprima il 6 febbraio al "Feltrinelli Megastore" di Milano e poi il 19 su Radiorai da via Asiago a Roma, dal 20 il vero e proprio tour partendo dal "Fuori orario" di Taneto(Re) per arrivare il 26 marzo al "Deposito Giordani" di Pordenone. "Questo disco - spiega Paola - ha per me una duplice lettura. Da una parte determina il punto di arrivo con la band che mi segue da anni e l' inizio dell' avventura con i nuovi musicisti, dall' altra mi ha fatto riprendere con la coscienza artistica e personale di oggi i brani del passato".
 La Turci ha "giocato" molto sulle tonalità delle canzoni, modificando così l' aspetto narrativo e drammatico di musica e parole: "L' incipit di questo disco è volutamente morbido,  e in effetti sia in "Frontiera" sia in "Volo così" ho giocato con le tonalità per modificare l' impatto. "L' uomo di ieri", la canzone di Mario Castelnuovo del mio primo Sanremo, è già chitarra e voce nelle ultime tournée... In realtà questo disco è un po' il manifesto dello spirito di libertà quasi fanciullesco che sta prevalendo nel mio lavoro artistico. E' qualcosa che mi accumuna a compagni di strada come Max Gazzè e Carmen Consoli, con la quale ho collaborato spesso".
 Per questo album "best of anomalo e non richiesto" Paola Turci ringrazia Stefano Senardi, il discografico della NuN che le ha "dato completa libertà su questo progetto autogestito" e il suo più stretto collaboratore musicale  e produttore Francesco Barbaro. E spiega: "Questo è un disco in cui gioco molto della mia credibilità artistica. Anche la scelta di scrivere un brano come "Il gigante", con un testo che può essere ed è stato già frainteso, è una specie di ulteriore svolta e crescita artistica".
 Paola chiarisce che la canzone "non è dedicata ad Adriano Sofri in senso stretto. E' vero che nasce da numerosi e brevi colloqui avuti con lui dal 1990 in poi, in cui mi ha spiegato il suo stato d' animo nel vedere il sole attraverso le sbarre della cella, dandomi anche una lezione sulla dignità umana. Il brano parla dell' impotenza del singolo uomo, e della sua fragilità confrontata con l' arroganza di chi detiene il potere e piega gli umani sentimenti alla legge del gioco delle parti". La Turci, "nata" artisticamente a Sanremo, dà la sua interpretazione della rassegna prossima ventura: "Io non posso non amare il Festival. Lo amo e lo voglio... Però non così votato al successo mediatico a tutti i costi".
Bruno Marzi