Paolo Conte e cinquanta volte Azzurro

Paolo Conte è sempre stato un maratoneta della musica e della parola, e di tutto il resto. Non uno scattista. Pertanto gli 81 anni suonati non incidono più di tanto sulla bontà delle sue esibizioni, sempre richiestissime in Italia come all' estero, a partire dalla Francia. E lui, una volta fattasi una badilata o due di cavoli suoi (leggi: vacanze, viaggi, dipingere o... nulla) visto che la salute - tocchiamoci - c'è non si tira indietro. Il viso è più rotondo (forse ha smesso di fumare) e il nasone doc astigiano è sempre al suo posto. Questi spettacoli (il primo dei due agli Arcimboldi è un benefit per l' Airc, con particolare riguardo alle neoplasie infantili) lo vedono in qualche modo ricordare i cinquant' anni dall' uscita di "Azzurro", che nella versione di Adriano Celentano ha venduto milioni di copie del 45 giri. Tra l' altro, grazie ai guadagni come autore, indicando a Paolo la via d'uscita dall' attività di avvocato civilista. Io l' ho conosciuto giusto dieci anni dopo, quando nel carniere aveva già messo tra gli altri i successi per Bruno Lauzi "Onda su Onda" e naturalmente "Genova per noi". Ero militare a Cuneo per il Car (uomo di mondo sono... ) e lo incontrai a un concerto gratuito nel cortile del palazzo comunale. Bontà sua, ci prendemmo in simpatia, e assieme alla leggendaria Egle, la sua signora, giorni dopo bisbocciammo in un locale di Motta di Costigliole, vicino ad Asti, dove come da tradizione, facevano tutto con i peperoni: dall' antipasto al dolce. Io ero imbarazzato per l' invito, e lui: "Non preoccuparti: il proprietario è un mio cliente e mi deve dei soldi... ". Insomma, Paolo Conte c'era già tutto, come carattere, ironia e repertorio. E stava per uscire dalla villetta-ufficio di famiglia di via Verdi, per poi in tempi recenti approdare nel dolce Monferrato. Eccoci, allora quarant'anni dopo. Sempre lui sul palco e io sotto. Sempre con le sue smorfie, gli occhi perennemente chiusi e le luci in penombra. E quel repertorio che, giralo come vuoi, scegli pure le canzoni con la Ruota della Fortuna, non delude mai. I soliti amici al seguito (più che un' orchestra di musica leggera quasi jazz, una compagnia di giro) e, volendo, alla faccia degli effetti speciali, il solito fondale a tenda che lo segue da anni. Ma c'era già tutto quarant' anni fa, con lui e il pianoforte che si raccontavano storie. E le storie, fortunatamente, continuano ancora.