Patrick Melrose o del difetto d'origine Su Sky Atlantic

L’attore inglese Benedict Cumberbatch sta facendo talmente tanto, e bene (è pure un ottimo essere umano. A Londra ha salvato dalle botte un estraneo per strada) che ormai il ruolo-culto di Sherlock Holmes risulta un punto di partenza; un po’ come Idris Elba con Luther, per un Oscar al cinema che non tarderà (con quella faccia un po’ così… ). Dal 9 luglio in cinque puntate (ma quelle originali sono sei) e una possibile seconda serie Sky Atlantic manda in onda “Patrick Melrose”, serie anglo americana, voluta dallo sceneggiatore e regista David Nicholls e tratta dai libri semi autobiografici – lo si può comprendere per il “semi” - di Edward St Aubyn. E’ una storia quasi contemporanea, partendo dagli anni Ottanta e dalla morte del padre a New York, dove Patrick/Benedict si recherà per prenderne le ceneri, con un susseguirsi di avvenimenti tragicomici, a causa della dipendenza del protagonista da qualsiasi droga. In quel momento, dall’ eroina e dall’ alcool. La storia di Patrick è ripercorsa, nel corso di tutte le puntate, dal fil rouge del rapporto col padre David (Hugo Weaving, il “carognone” di Matrix) figura di bon vivant un po’ pianista, a spese della ricca moglie con doppi paraocchi e bottiglia al seguito Eleaonor (Jennifer Jason Leigh, che nei ruoli da fuori di zucca umana è perfetta) dedita più alla beneficienza e a un hippismo sui generis. Perché al centro di tutto c’è un bambino violato e un padre pedofilo (probabilmente “di ritorno”) che ne abusa per anni, fino a quando un giorno, dopo essersi chiuso in bagno per paura, Patrick affronterà il genitore: “Da adesso non devi più toccarmi. Mai più!”. E il padre obbedirà. La storia, che ci sembra degna almeno di una seconda serie, arrivando fino ad un certo punto, con Patrick sposato e padre di famiglia ovviamente, e normalmente, apprensivo, mentre la madre fuori di melone dilapida le sostanze e regala la splendida villa in Francia a una specie di setta. Sembra che abbia raccontato tutto, ma in realtà, a causa dei flashback massicci, sono cose che si intuiscono subito o quasi. Il senso di redenzione di Patrick è fortemente voluto ma sempre un po’ precario, all’affacciarsi di fantasmi dal passato. La bravura e l’ interesse della trama (e, lo ammettiamo, la figura veramente schifosa del padre di Patrick, con grande prova attorale) non devono far pensare a qualcosa di pesante, perché in realtà – e la faccia di Benedict in questo senso aiuta – il tutto è condito da un british humor che pervade l’ azione anche nei momenti evidentemente più duri. Un cast eccellente, che riconoscerete anche tra gli altri protagonisti (cito solo la vecchia amante di lui Julia, l’ attrice Jessica Raine e l’ astro nascente prezzemolina Holliday Grainger, Lucrezia Borgia e partner del già celebrato Strike).