Philadelphia soundtrack recensione Il Gazzettino 1994

Milano
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E' nei negozi da oggi la colonna sonora del film "Philadelpia", attesissima pellicola interpretata da Denzel Washington e Tom Hanks, con la regìa di Jonathan Demme ("Il silenzio degli innocenti"). Si tratta di un film speciale, in cui, per la prima volta da parte dei grandi produttori di Hollywood, si parla di Aids in maniera estremamente esplicita, utilizzando al meglio la grande capacità coinvolgente dei "media".
 La storia, infatti, tratta della lotta legale di un giovane avvocato malato, nei confronti dei pregiudizi della societ{ e della conseguente solitudine degli "appestati". Si parla di numerosi Oscar "in pectore", di un clima differente nei confronti di una malattia che proprio tra i beniamini dello spettacolo, da Rock Hudson in poi, ha mietuto tante vittime.
 Film importante, colonna sonora adeguata, supervisionata dallo stesso Demme, tanto per non lasciare nulla al caso. Ecco che si risvegliano giganti assopiti, a partire da Bruce Springsteen, che propone "Streets of Philadelpia", inedita ballata molto in linea col suo migliore passato. Per il Boss si tratta dell'antipasto, in attesa di grandi novità, previste per la fine di quest'anno.
 Peter Gabriel, recente fautore della nuova tecnologia "cd-rom" (per ora solo su Apple Machintosh) con un cd interattivo molto bello, si tuffa nella "Lovetown". Il brano è molto raffinato, complice la co-produzione di Daniel Lanois. Anche l'ex Genesis offre un inedito come anteprima di un nuovo album, che non dovrebbe far attendere i fan per i canonici tre-quattro anni, come nel caso di "Us", ferma restando l'uscita di un "live" registrato anche in Italia, con tanto di "video".
 Si risente Sade, nuovamente in clima "jazzy", come nelle ottime origini discografiche, per "Please send me someone to love", mentre gli Spin Doctors, band molto alla moda in questo momento, non si sforzano più di tanto, proponendo una buona "cover" di "Have you ever seen the rain", grande cavallo di battaglia dei Creedence Clearwater Revival.
 La canzone più bella, però, senza nulla togliere a cotanto "parterre des rois", ci sembra proprio "Philadelpia", in cui Neil Young, complice un mix di pianoforte e orchestra (archi, in particolare), ha saputo e voluto ricreare un clima d'altri tempi, Beatles docent, misto di drammaticità e speranza. Al centro dei testi, per tutti, c'è il ritratto di tante solitudini, all'interno di una metropoli, Filadelfia, che tutti giudicano "la città dell'amore" per eccellenza.
 Chiude l'album "Precedent", brano strumentale composto e diretto da Howard Shore, mentre lo completano le performance di Pauletta Washington, Rem, Indigo Girls e Maria Callas, ne' "La mamma è morta", dall'Andrea Chenier di Giordano. Fatto raro, quindi, per "Philadelpia" si può parlare di un vero album di belle canzoni, e non della solita accozzaglia di nomi famosi, tanto per vendere.
Bruno Marzi 

Nella foto: un'immagine ufficiale dal film