Recensione Secondamarea Slow

Finalmente, un po’ di sano artigianato. Dodici anni fa due ragazzi milanesi poco più che ventenni si sono trasferiti all’ Isola del Giglio per vivere e fare la loro musica. Sono Ilaria Becchino e Andrea Biscaro, i Secondamarea. Dal 2007, con “Chimera” ispirato a Dino Campana, in poi frequentano i premi Ciampi, De André, Biella Festival e Bianca d’ Aponte e li vincono, così come il Festival Internazionale di Monaco di Baviera. Ricchi pargoli della borghesia un po’ sopra le righe? Non ci risulta, anzi. “Viviamo di musica, di arte, e di quello che ci incuriosisce”, mi spiegano, precisando poi che sono stati solo sfiorati dal delirio del naufragio “… torni sulla nave, cazzo!”, abitando dall’ altra parte dell’ isola. Il loro nuovo album, “Slow” si permette anche un video, “Petrolio”, ben realizzato sulla dinamica di un brano che una volta si sarebbe potuto definire il “singolo”. Il cd, o su quale supporto lo vogliate, è interessante perché parte dalle canzoni e non dagli arrangiamenti, e i testi sono logici nella loro ispirazione ecologista/realista. Tra i titoli, “Slow” è forse il brano più ispirato. Un elogio alla lentezza tra castagne e amore. “Pellegrinaggio” e “Macina” potrebbero essere canzoni dei Nomadi, con quei ritmi e quelle tematiche. Lei, Ilaria, occhi azzurri e pelle già abbronzata (che invidia… ) ha una voce ben impostata naturalmente, e una buona dizione e scansione. Tecniche rarissime nell’ eccesso di scapigliatura roccheggiante dei talent. Lui, Andrea, è il fedele scudiero ma, evidentemente, anche il musicista con una buona istintività armonica e un altrettanto istintivo gusto per un piacevole e largo “terzinato”. In questi giorni sono passati da Milano per un paio di rapidi showcase voce e chitarra in spazi di movida, duellando acusticamente con tram e motociclette, eppure riuscendo a bloccare l’ attenzione del pubblico. Siamo alle solite, insomma. Se esistesse ancora una Discografia italiana, ovvero reali spazi alternativi ma di successo, i Secondamarea sarebbero delle piccole star. Ma forse a loro va meglio così. Meglio una primavera al Giglio piuttosto che un successo cementificato

BM

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