Recensione The Espanse terza stagione su SyFy e Netflix

 

Che cos’è la protomateria? Roba aliena e pericolosa, sembrerebbe. Dopo averla scoperta nelle periferia del Sistema Solare, nel frattempo ampiamente colonizzato, con Terra, Marte e Cintura (presumibilmente degli asteroidi) che si guardano in cagnesco, sempre pronti a tirare fuori i missiloni, c’è chi ovviamente vuole farne cattivo uso, con cavie umane, bambini in particolare, trasformati in soggetti tipo Alien duri a crepare. Ci sono i politici, che ovviamente danno sempre il meglio di sé, ma ci sono anche gli eroi, volontari e involontari. Quella che ci piace di più è la super soldata marziana Bobbie Drapers, interpretata dalla brava Frankie Adams, che ha una tuta talmente potente che quella di Iron Man le fa una pippa. Intrigante e in via di chiarimento la posizione della diplomatica terrestre Chrisjen Avasarala, ben proposta – una menzione per gli abiti – da Shohreh Aghdashloo, che noi ovviamente chiameremo Gina… La terza serie di The Expanse, ripartita l’11 aprile negli Usa, riprende da dove erano rimasti i nostri Eroi, l’ equipaggio della nave da combattimento Rocinante (che nel frattempo dovrà cambiare nome e nascondersi) e appunto altri personaggi che nel corso delle due prime stagioni si sono dati sia lo status di traditori sia quello di eroi. Il tutto, realizzato splendidamente con la post produzione al computer, ruota all’ interno di una saga abbastanza credibile, diciamo duecento anni avanti nel tempo, in cui tutti vogliono menare tutti. I marziani si sentono fregati dalla madre Terra (ma hanno un esercito da sballo) e i ribelli della Cintura vorrebbero contare di più. Razzismo futuribile, insomma. La serie nasce dal serissimo e pluripremiato primo capitolo della saga “La distesa”, il candidato al Premio Hugo “Leviatan-Il Risveglio” (Fanucci editore in Italia) scritto con lo pseudonimo di James S. A. Corey da Daniel Abraham e Ty Franck. Il consiglio quasi obbligatorio è di vedere tutto dalla prima serie di dieci puntate, più le tredici della seconda, proprio mentre la terza stagione di tredici episodi ha appena preso il via. La faccenda della protomateria ha degli antefatti, delle conseguenze e dei coup de théâtre che non conviene tralasciare. L’ inizio della terza serie è infatti pressoché riassuntivo, con i dieciminuti del finale di puntata molto in stile Battlestar Galactica sparatutto. La serie ci piace perché veramente fantasiosa e allo stesso tempo ben realizzata. Ripeto di partire dalla prima puntata della prima stagione. Va cercata, in inglese (e sottotitoli dei buoni samaritani) ma vale la pena.