Roberto Vecchioni intervista Stop 1999


<A 55 anni ho ancora intatta la gioia di fare dischi. Entro in studio di registrazione con le idee confuse. Poi mi metto d’ impegno assieme al mio amico e produttore Mauro Paoluzzi, che conosco da vent’ anni, e... qualcosa, alla fine, succede!>. Roberto Vecchioni racconta così la genesi di “Sogna ragazzo sogna”, ventiquattresimo album (“Studio collection” compresa) in 28 anni di carriera artistica, e altrettanti, se non di più di carriera scolastica, come insegnante di liceo classico, attualmente alla Quinta ginnasio “A” del “Beccaria” di Milano.

A fine marzo-aprile ci sarà un tour <strettamente teatrale e con alcune sorprese, come l’ uso dei saltimbanchi e giocolieri del circo di Ambra Orfei, perchè per me la vita è equilibrio tra sogno e realtà>. Non a caso, proprio al circo è dedicato lo “spirito” dell’ intero album e l’ ultima delle 11 canzoni che lo compongono.

<Il disco - spiega Vecchioni - è uno specchio del mio attuale momento di vita, aperto a conoscenze ed esperienze nuove, attento alla comprensibilità dei testi e della musica. In questo senso, il giornalista e cantautore Enrico Nascimbeni mi ha aiutato molto con idee e consigli. Gli argomenti sono i miei soliti: l’ amore e la vita. Le mie sono canzoni “ad personam”, come faceva Fabrizio De Andrè, a cui mi accumunano letture e forma mentale; solo che lui era più bravo, anche rispetto a Brel e Brassens che hanno ispirato la nostra generazione, e riusciva a rendere i suoi concetti e le sue storie “universali”>.

Tre canzoni ci colpiscono in particolare, e chiediamo lumi in proposito al’ autore.

<“Alamo” è la storia dell’ amore con la mia prima moglie. Vivevamo fuori Milano, in una situazione da bohèmien, solo che la nostra non era una soffitta ma una specie di umida cantina. Ci barricavamo contro tutti e tutto, forti solo del nostro sentimento. All’ epoca, non avevamo figli, però. La nostra casa era Alamo, da difendere a tutti i costi; i messicani erano il mondo che ci circondava. Un giorno, però, e forse giustamente per seguire una voglia di vivere nuove esperienze, mia moglie andò via con la vecchia automobile, che a malapena sapeva guidare... >.

Ancora una donna, e la poesia, ricorrono nel Vecchioni che, peraltro, fece conoscere a molti Pessoa, grazie proprio a una famosa canzone di qualche anno fa.

<“Canzone per Alda Merini” è un atto d’ amore e di stima per una grandissima “poetessa devastata”, che stenta a prendere nel nostro panorama culturale il posto che merita. Canto al femminile, per appropriarmi ancora di più della storia. Descrivo i due pariodi passati in manicomio, ed episodi gentili come il tentativo di Alda di ospitare e curare fino alla morte Titano, un celebre barbone milanese>.

Brani come “Vorrei essere tua madre”, “Vedrai” e “Ritratto di signora in raso rosa” sono icone di sentimenti forti, a volte contradditori, e fanno giusta anticamera sia allo stesso “Sogna ragazzo sogna” sia alla metaforiaca “Incubi ricorrenti del sognatore Olsen” che introduce bene “I commedianti” e la sua rappresentazione della libertà, intesa come scelta suprema di vita.

<“I commedianti” è stata la canzone che ha dato la svolta all’ intero disco, sia musicalmente, con l’ intenzione di essere semplici e diretti, con le armonie “risolvibili” facilmente della chitarra, sia poeticamente. E’ la storia di un bambino svedese del Seicento. Vede gli artisti della Commedia dell’ Arte fermarsi a Malmoe, la sua città. Vorrebbe seguirli, ma la mamma lo ferma. Il suo compito è quello di fare il guardiano di oche. Poi, vent’ anni dopo, è di nuovo tentato, ma ha già moglie e figli, e sente un dovere superiore a cui adempie con gioia. Ha 80, 90 anni quando i commedianti ritornano. Questa volta, libero dal dovere, li segue felice. Non si tratta di una scelta estrema, ma di una scelta comunque: la scelta di vivere la vita>.

Bruno Marzi