Roberto Vecchioni tour 2008 Musica e Dischi 2008

 

Ha appena ricevuto il “Premio Augusto Daolio” dalle mani dei Nomadi a Novellara, nel corso dell’ annuale raduno dei fan club. Ha pubblicato "Di sogni e d' amore. Poesie 1960- 1964" (Frassinelli) giusto in tema. Un “pensionato” (dalla Scuola pubblica. Classe 1943) molto attivo, insomma. La voglia maieutica di partecipare, essere presente in qualsiasi maniera creativa, in qualche modo esaltare l’ erudizione come medicina contro la dilagante volgarità, lo mantengono giovane. Roberto Vecchioni poi si ritrova pieno di amici che anelano al piacere della sua compagnia, come Teresa de Sio, spesso sul palco con lui in questo tour. Il Professore del cantautorato italiano con il "Di Rabbia e di Stelle" tour 2008, dal titolo del recente e fortunato album, sta facendo il pieno un po' dappertutto. Sono tre ore di spettacolo che Roberto porta in giro per l’ Italia fino al 21 aprile, teatro Sistina di Roma, con quasi immediata ripresa in spazi non teatrali. Si tratta di tre ore piene di musica e parole, tra Prévert e Samarcanda, proiettate sul grande fondale bianco a commento delle canzoni più importanti. Tre ore di autoanalisi per un uomo dai mille interessi e mille talenti, che racconta dei suoi problemi, del momento, felicemente superato, di disagi famigliari, della paura di perdere persone care, con la politica che, dice, "per una volta tanto aspetta il suo turno". E magari con un sorriso in più per la “sua” Inter, fede calcistica che foraggia il bambino che vivaddio c’è in lui.

Sempre d’ attualità è anche l’ idem sentire con i Giovani, che si concretizza nei sempre numerosi appuntamenti che contornano ogni data del tour. Roberto visita le scolaresche, partecipa ai dibattiti, parla nelle biblioteche. Piacciono le sue maniere schiette e dirette, lo schierarsi sempre in un momento storico che premia chi sfugge, il rigore da insegnante d’ antàn che ci riempie di nostalgia nei confronti di chi – orrore! – pensava di forgiare le giovai menti. Oh, capitano, mio capitano…

Il concerto. Uno show elegante, dicevamo, così come lo furono i precedenti, sempre originalmente sottolineati da altre Arti concomitanti e coincidenti; come nel caso dei disegni di Sergio Staino anni fa, e più recentemente con le coreografie dedicate al disagio africano dell’ “Hotel Malindi”. Roberto inizia con "L' ultimo spettacolo" ("Ma non sarà mai l' ultimo. Forse il penultimo o il terzultimo, ma l' ultimo non arriverà mai!") cantata davanti al sipario chiuso, augurando "Buon concerto a tutti!". "Tu quanto tempo hai" annuncia appunto il nuovo cd di inediti, che ha riproposto un Vecchioni ben vivo artisticamente, sempre vicino ai suoi temi preferiti: l' amore e la poesia. La vita, insomma. La scaletta comprende ventiquattro brani, con i bis immancabili di "Figlia" ("Mia moglie sta sempre sveglia ad aspettarla la notte. Non so neanche dove vada. Io sono per la parità dei sessi: lei sta sveglia di notte e io di giorno... ") "Samarcanda" e "Luci a San Siro" che, qualora non eseguiti, provocherebbero una piccola rivoluzione. Nel mezzo però lo show si sviluppa attorno a un rigore stilistico ancora più marcato grazie alla presenza in scena di Lucio Fabbri, che ha prodotto il recente album di Roberto, e che dal vivo, con il suo polistrumentismo di altissimo livello, sa essere un collante sonoro solidissimo. Il bravo musicista, in un excursus iniziato con Finardi negli anni Settanta, proseguito con Pfm, De André e arrivato – absit iniuria verbis – alla direzione artistica di “X Factor” in tivù, non perde occasione per dimostrare la sua “mano” felice nell’ organizzare suoni e valorizzare il lavoro altrui.

Ogni canzone di Roberto Vecchioni diventa un quadro, dicevamo, e anche la sua traduzione di "Vincent" di Don McLean è ormai diventato un suo "classico" al cento per cento. In questo Vecchioni è stato sempre cantautore puro sì, ma curioso e interessato alle piccole sfide lessical-musicali insite nella realizzazione di “cover” credibili. Basti pensare, per esempio, al “Venditti di “Alta marea”, diversi anni fa. Gli amici del professore, dicevamo. Teresa De Sio arriva in scena per "Il violinista sul tetto", che peraltro la vede protagonista anche sull' album come ospite "di lusso e fortemente voluta". Alla fine del brano, mentre Lucio Fabbri ci dà dentro, appunto, sul violino, Vecchioni, di cui non conosciamo antiche performances nelle balere di liscio o di ballo a palchetto (ci informeremo) improvvisa con Teresa un giro di danza (una specie di semi-valzer) sul proscenio. Ed è sempre Teresa a chiudere la prima parte dello show con "Quando turnammo a nascere", in bilico tra tammuriata e taranta. La De Sio è sempre una presenza inquietamente brillante; un’ artista sì famosa ma forse ancora in divenire, cosa rara di questi tempi.

"Questi fantasmi” apre la seconda parte, e poi arriva la presentazione dei sei musicisti, tra i quali oltre a Fabbri spiccano i nomi del chitarrista Michele Ascolese e del bassista Dino D' Autorio. Gente che ha fatto la storia del pop-rock cantautorale italiano dagli anni Settanta ad oggi. Ed è un piacere vederli ed ascoltarli, con il magrissimo Vecchioni al centro con l' immancabile camicia bianca, nel finale obbligato di "Stranamore", "Sogna ragazzo sogna" e "Milady". Un concerto double face musical-dialettico, con retrogusto ilare e sustrato agrodolce. Un piccolo, grande chef per l’ Anima.

Bruno Marzi