Sanremo 27 febbraio 1988: un giorno di ordinaria follia, con McCartney, Harrison, Bonjovi e il Pronto Soccorso

Facciamo finta che siano alcune pagine da un mio libro prossimo venturo, e che rendano bene l’ idea di che cosa si tratti in generale. Si torna indietro di trent’anni e qualche mese.

Trattasi del mio decimo Festival di Sanremo come giornalista e fotografo, il quarto in cui faccio l’ inviato per Il Gazzettino. Presentano Miguel Bosè e una Carlucci (Vabbè, Gabriella. Quella che poi è stata anche in parlamento). E’ sabato, l’ ultimo giorno di gara. Le mie ancora esagerate forze mi consentono di affrontare una giornata impegnativa, ma sinceramente non pensavo quanto. La sala stampa è nel cinema Ritz, sotto il teatro Ariston. Per arrivarci si va su e giù per una lunga scalinata. Si trasmettono i pezzi al giornale o per telefono, dettandoli ai dimafoni, o tramite Infotec, il grande e ingombrante (e lento) nonno del telefax. La prima tappa però è a Portosole, nel cui parcheggio svetta la tensostruttura del Palarock, quell’ anno regno di Carlo Massarini. Con una vera e propria sceneggiata pagata da una radio, i Bonjovi arrivano in elicottero (in realtà sono saliti solo a Bordighera…) e una folla festante di fan e addetti ai lavori li circonda. La conferenza stampa si terrà infatti su uno yacht ormeggiato lì vicino (anche quello sponsorizzato). Macchine fotografiche a tracolla, seguo l’ orda umana. Qualcuno mi spinge violentemente di lato, e con il piede destro infilzo letteralmente uno spuntone dei cavi che tengono in piedi il grosso tendone allestito per le riprese televisive, trapassando anche il mio bel mocassino di pelle umana. Stoicamente resisto malgrado il sangue e il dolore (ho una buona coagulazione) e raggiungo la passerella della famosa imbarcazione. Seguo la conferenza stampa ma poi prendo l’ auto e vado al pronto soccorso per farmi medicare. Mi fanno l’ antitetanica e mi danno otto giorni di mutua. Che evidentemente non ho perché sono un freelance che fa il lavoro di un giornalista assunto. Riscendo a Sanremo (l’ ospedale era, e credo ancora sia, in alto rispetto alla città) e vado al Ritz per dire che sono vivo e fasciato, ma con la scarpa rotta che mi fa inciampare. Intervengo con un paio di giri di nastro. E tutti mi chiedono: “Ma cosa ti sei fatto?”. Beata gente. Scrivo sessanta righe su Bonjovi. Torno al Palarock perché ci sono le prove. Arriva George Harrison, che non canta ma si prenderà un mazzo di fiori da Carlo Massarini. Conosco bene la discografica inglese, e così resto nel retropalco (vabbè, il backstage) e assieme a Carlo e al bravo e simpatico Paolo Zaccagnini del Messaggero mi metto a parlare con Harrison. Lui cazzeggia e parla di Ferrari, e di qualcos’altro, ma dovrei recuperare il pezzo, e lo farò. Faccio anche le foto, uniche. Ricordo che nell’88 non ci sono i telefonini e così torno al Ritz e scrivo Harrison, più un’ altra cosa che non ricordo. Tre servizi, quel giorno, mandati di corsa alle 7,30 di sera prima che la pagina spettacoli interna chiudesse (vi risparmio i tecnicismi e i “vaffa” da Venezia, con gente che voleva chiudere i fogli per andarsene a casa). Cosa faccio allora? Aspetto l’ inizio della serata per fotografarla? Niet! Si torna al Palarock (non sono vicinissimi e i parcheggi latitano) per seguire la serata almeno fino ad Harrison. Che arriva abbastanza presto, attorno alle 22, e parla con Massarini e riceve i fiori. Foto. Schizzo di nuovo all’ Ariston. Il personale del teatro mi conosce (altro che security…) e salgo quattro a quattro le scale che portano alla balconata. Proprio mentre Bosè annuncia i Wings, cioè il supergruppo di Paul McCartney con l’ allora moglie americana Linda Eastman, ereditiera Kodak.. Foto. Passa il resto della serata. Finita? No, perché bisogna portare tutti i rullini della giornata al punto di ritiro dove un omino arrivato in auto da Milano raduna centinaia di pellicole dei professionisti e le porta allo sviluppo. Il Vostro si accoda al collega Alajmo (lui sì pagato dal giornale… ) per una veloce pizza. Alle tre di notte mi levo il mocassino rotto, controllo la fasciatura e crollo.