Sanremo Walter Vacchino proprietario Teatro Ariston intervista Musica e Dischi 2008

Sia come sia, il 1977, e il successivo 1978 con una gara più consistente e il ritorno della Case discografiche (vinsero i Matìa Bazar con “E dirsi ciao”) è l’ anno “spartiacque” per il Festival di Sanremo. La manifestazione si sposta definitivamente dal Salone delle Feste del Casino’ – oggi è uno stanzone pieno di slot machine – al capiente teatro Ariston. Unica eccezione il 1990, edizione numero 40, con l’ allestimento faticoso e costoso nella nuova sede del Mercato dei Fiori a Valle Armea, ribattezzato per l’ occasione Palafiori. Vinsero i Pooh con “Uomini soli”. Il Festival vero e proprio, che in sostanza dal 1951, anno di esordio, non aveva modificato più di tanto l’ assetto logistico, pochi anni dopo quel fatidico 1977 diventa una “gioiosa macchina da guerra televisiva”. Già nel 1979, con l’ arrivo di Gianni Ravera (che al Festival avena cantato negli anni Cinquanta) viene inventato un nuovo concetto di coreografia, curata da Gianfrancesco Ramacci, il “genio” de’ “L’ Altra domenica” di Arbore (per chi voglia approfondire www.scenografia.rai.it). I fiori sanremesi, disegnati, diventano coreografia. Un’ inventiva, ancora con pochi mezzi tecnici e denaro, assolutamente insuperata a tutt’ oggi. Nulla a che vedere col raffinato “bianco e nero” delle telecamere Rai che lo trasmettono dal 1955. Non a caso proprio nel ’77, in contemporanea con la nuova e spaziosa location, arriva in tivù anche il colore. Complice di tale evoluzione è certamente un teatro da oltre duemila posti, inserito in una struttura estremamente duttile. Una specie di cantiere sempre in fieri; un incrocio tra studio televisivo e sala da concerti ipertecnologica evolutasi con il passare degli anni e oggi ovviamente massicciamente “digitalizzata”. Per la Rai, musica o non musica, si tratta di una vetrina di efficienza produttiva. La sfida più grande è sempre stata quella di amplificare al meglio la sala. Spesso il pubblico all’ Ariston (quest’ anno i biglietti erano esauriti già venti giorni prima dell’ inizio) ha sentito la voce dei cantanti male e a basso volume. Questo non per colpa delle eccellenti organizzazioni che si sono succedute, ricordiamo storicamente Montarbo e Cabotron, ma per la complessità della struttura televisiva, la necessità di buoni “ascolti” sul palco per gli artisti in gara e la continua sfida di amplificare un’ intera orchestra in modo efficace e autonomo (nel 1980 si arrivò ad eliminare l’ orchestra a favore del “Canto su basi” e in qualche caso del playback, poi abolito a furor di popolo). Il Festival 2008 vede l’ organizzazione del teatro Ariston, guidata dal proprietario Walter Vacchino unitamente alla sorella Carla, fare un ulteriore salto tecnologico, con la coreografia di Gaetano Castelli strutturata su più livelli, e l’ orchestra che a un certo punto si muove grazie a sofisticate macchine teatrali. . Dietro alle nuove idee c’è lo zampino sia di Piero Chiambretti, che ha dato consigli, sia quello di un altro torinese celebre in tutto il mondo, il trasformista per eccellenza Arturo Brachetti. La festa quasi circense di “son et lumière” inizia però davanti all’ ingresso dell’ Ariston in via Matteotti, con quattordici installazioni luminose dell’ artista pavese Marco Lodola, ovviamente ispirate al Festival e agli strumenti musicali.

<Così la facciata per una volta sarà più vivace… E’ una degna maniera di festeggiare i cento anni dalla nascita di mio padre Aristide – continua Walter – che, scomparso nel 1980, ha avuto comunque modo di vedere lo sviluppo del nuovo Festival all’ Ariston e gli è piaciuto. In proposito abbiamo deciso di realizzare un libro fotografico con tutte le scenografie realizzate nel corso degli anni, proprio per illustrare lo sviluppo tecnico e artistico del Festival nel nostro teatro>.

La complessa “fabbrica” del Festival prende vita una quarantina di giorni prima dell’ inaugurazione vera e propria. Carpentieri e maestranze tecniche della Rai arrivano quasi in contemporanea, con i grandi pullman regìa che prendono posto lungo il perimetro di piazza Colombo. A seconda delle manifestazioni collaterali collegate, tale permanenza si puà protrarre per altrettanti giorni anche dopo la chiusura della gara canora. In tale periodo ogni attività del teatro Ariston – concerti, spettacoli teatrali - viene ibernata e solo la sottostante sala Ritz, fino a una decina di anni fa adibita a sala stampa, continua a lavorare come cinematografo.

<Quest’ anno abbiamo iniziato il 7 gennaio con l’ inizio dell’ allestimento del palco. La sala sarà impegnata fino a fine marzo con un altro spettacolo da Sanremo la settimana dopo il Festival e il successivo “Premio Regìa Televisiva” di Daniele Piombi. Nei giorni del Festival solo la direzione del teatro Ariston impiega oltre duecento addetti tra muratori, elettricisti, carpentieri, hostess, pronto intervento e quant’ altro. In sala – continua Vacchino – sono disposte più telecamere che per una partita di calcio. Il numero non è mai definitivo: sedici, diciassette. Dipende dalle idee del regista Gino Landi>.

Questo è il quadro di insieme che, ovviamente, sfugge allo spettatore televisivo. In realtà, all’ Ariston, prima del Festival, dal 1974 ha trovato sede fissa il “Club Tenco” con la sua “Rassegna della Canzone d’ Autore”. In tutto ciò la Proprietà ha sempre avuto un ruolo centrale. L’ Ariston così come lo vediamo oggi è stato inaugurato nel 1963. La capienza di duemila posti viene leggermente ridotta a seconda delle esigenze produttive e di sicurezza del Festival. La tradizione di esercenti di spettacolo a Sanremo della famiglia Vacchino risale ai primi anni del secolo scorso, e proprio Walter ha esercitato recentemente la presidenza dell’ Anec, l’ Associazione italiana dei gestori di sale cinematografiche. Una tradizione che da sempre unisce spettacolo e cultura all’ interno di una città a suo modo sempre “speciale” ma spesso “distratta”.

Dove va il Festival, allora? Walter Vacchino ha idee molto chiare in proposito: .

Bruno Marzi

Nella foto: il palco del Festival del 1978. Il mio primo Festival accreditato da Ciao 2001...