Serie tv recensione Altered Carbon su Netflix prima stagione

 

 

Altered Carbon serie tv Usa su Netflix (dieci puntate tutte già disponibili)

La serie nasce da un romanzo (ed è già un bene) definibile nel filone cyberpunk, il che vuol dire tutto e niente. Altered Carbon, o anche noto come Bay City (la città, ben poco riconoscibile, è San Francisco) è una novella di Richard K. Morgan ambientata nel futuro-futuro (2384) e perciò molte nuove tecnologie e la conquista di nuovi mondi viene data per scontata. L’idea base è però che non si muore più veramente. E’ unn po’ come la cover che cantava Caterina Caselli: “Con il corpo sono qui ma la mente mia non c’è… “ e viceversa. Insomma, se ti succede qualcosa e “zompi”, la tua essenza in realtà è dentro a un superchip a forma di gettone – tipo casinò – che viene reimpiantato su un nuovo corpo, Più soldi hai (soldi o quello che è nel 2384. Ma non bitcoin) e migliore sarà il corpo. Nella prima puntata, per esempio, succede che una bambina di sette anni viene reimpiantata in un’anziana e i genitori si lamentano; ma si trattava di un intervento statale e non privato, tipo Inps, per cui non illudetevi che le cose siano cambiate poi molto. La storia non nuova della resurrezione via computer si ripete. Ricordiamo per esempio lo stralunato ma piacevole Freejack del ’92, con una super Renè Russo e Mick Jagger che fa il cattivo che alla fine si ravvede. Anche i nostri protagonisti hanno facce note. C’è l’ eroe malgré lui: un superkiller addormentato per 250 anni (Joel Kinneman, visto anche in House of Cards, è Takeshi Kovaks). C’è l’ oscuro committente che gli chiede di scoprire chi l’ ha recentemente ammazzato e non suicidato(ricordate il gettone “fai un altro giro”?) per poi complicare la vicenda ovviamente (è James Purefoy, visto dappertutto sia come cattivo sia come buono, che interpreta il multimiliardario Laurens Bankopft, il quale tra l’ altro sospetta della moglie… ). Non manca la poliziotta che si invaghisce dell’ eroe (Martha Higareda è Cristin Ortega) e via dicendo. Ancora una volta , e ancora meglio grazie alla grafica digitale, l’ ambientazione è figlia di Blade Runner (più Blade Runner del recente nuovo Blade Runner, parzialmente deludente) così come nel recente e bellissimo film Ghost in the Shell con Scarlett Johansson, di cui magari parleremo in futuro. Tornando ai nostri eroi, che come qualcuno ha sottolineato sono sempre mezzi nudi e in faccende affacendati (è il futuro, bellezza! O è solo l’ andazzo di Netflix e Compagnia?) sono in attesa di sviluppi, perché anch’io non ho terminato la visione. Ma promette bene.

Bruno Marzi