Simona Molinari intervista Di Tutto 2009

Di Bruno Marzi

Da bambina si nascondeva nell’ armadio di casa per cantare. Simona Molinari, ovvero il più bel talento uscito dalle “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo con “Egocentrica”, ha una storia personale in cui è la musica a recitare il ruolo principale. Oltre a qualche incontro fortunato, come con Giò Di Tonno, vincitore del Festival 2008 con Lola Ponce e con cui Simona ha recitato in “Jeckyll & Hyde” nel ruolo della prostituta “buona” Lucy Harris; e Ornella Vanoni, assieme a lei sul palco dell’ Ariston. E proprio Di Tonno, con Stefano Di Battista e Fabrizio Bosso, è tra gli ospiti graditissimi dell’ omonimo, primo album pubblicato dalla giovane artista abruzzese d’ adozione ma napoletana di nascita. <Mi nacondevo nell’ armadio – racconta a Di Tutto – per non disturbare troppo i vicini. Ci eravamo già trasferiti da Napoli, dove sono nata, a L’ Aquila, e vivevamo in un condominio. Avrò avuto sei, sette anni al massimo. Dopo un po’, però, i vicini protestavano comunque… >. La Molinari, che sarà in tour con il suo gruppo da maggio (la si può applaudire nei Feltrinelli Store in questi giorni e a Video Italia il 29 marzo, assieme alle altre “Nuove proposte” in una serata speciale) si esibirà al “Blue Note” di Milano il 10 aprile, con il trombettista Fabrizio Bosso come ospite. E magari una capatina di Ornella Vanoni, appunto sua “madrina” al Festival e lei stessa in tournée. Ventisei anni compiuti il 23 febbraio, Simona è, come si suol dire, bella e brava. Che sia bella, e con una eleganza naturale da modella, lo si vede subito. La bravura però è addirittura più evidente, dovuta a doti naturali e lunghi studi, tenuta a freno solo da una timidezza mostruosa che forse le ha precluso una notorietà ancora più precoce. Non di certo una dura gavetta, però. Simona si esibisce da molti anni. Ha studiato, e studia, in Conservatorio. Ha girato il Mondo con il suo gruppo jazz. Tutto un mondo che lei stessa racconta volentieri ai nostri lettori.

 E’ vero che forse sei stata “scoperta” un po’ in ritardo?

 <Mah. Va detto che esco da una lunga storia sentimentale, che forse in un certo senso mi ha frenato. Non dico che ne sia la causa, per carità. Comunque ora penso solo al lavoro, almeno per un po’! Sicuramente ero distratta dalla ricerca del successo, forse anche perché parzialmente soddisfatta, appunto, a livello personale e del lavoro che facevo già in teatro e con le serate>.

 Da dove viene allora la voglia di “svoltare”?

 <Sicuramente da me stessa. E poi anche perché ho trovato nel mio produttore e arrangiatore Carlo Avarello, con cui lavoro dal 2001, una persona paziente e che credeva già allora in un programma per gradi e a lunga scadenza. Una rarità, nel mondo della musica di oggi>.

 L’ occasione poi si è presentata con “SanremoLab”…

 <Sì. E’ l’ unico concorso che da la certezza di partecipare al Festival. E’ un’ esperienza che ti mette in discussione. Non perché ce l’ ho fatta, ma ho avuto la sensazione di una manifestazione “pulita”. Alla fine, si sa, siamo uscite fuori io e Arisa… Devo ringraziare la Commissione, ovviamente. La concorrenza, specialmente alla selezione finale, era molto agguerrita>.

 Adesso, a freddo, cosa ricordi del Festival?

 <L’ amicizia e la simpatia con gli altri ragazzi. L’ onore di cantare con Ornella Vanoni - un vero miracolo! - con la quale spero di fare ancora qualcosa, e la strana traquillità dopo un primo momento di puro terrore!>.

 Il primo incontro con Ornella?

 <Un po’ formale, ovviamente. Ma solo per un istante. Mi ha fatto un sacco di complimenti. Quando posso, in questi giorni in cui è in tour, cerco di andarla ad ascoltare>.

 Anche tu hai un sacco di impegni.

 <Dire che la vita sia cambiata è quasi scontato, ma è così. Le persone incominciano a riconoscermi per strada. Magari non immediatamente, ma poi collegano viso e canzone>.

 Ci racconti in breve la tua storia?

<In famiglia ho sempre avuto il massimo supporto e la massima libertà. Papà Mimmo, cioè Domenico, è un funzionario della Regione Abruzzo (dirigente Opere Pubbliche. Ndr) mentre mamma Patriza fa la segretaria scolastica. Luca, il fratello maggiore, vive a Londra. Martino ha velleità artistiche nel cinema e poi c’è Francesca>.

 A proposito, cosa cantavi nel famoso armadio?

 <Le canzoni di Walt Disney. Mary Poppins, in particolare. Ma anche Giorgia, che è stata la prima scoperta>.

La prima volta da professionista?

 <A 14 anni, per una festa in un ristorante molto chic. Ero un po’ “raccomandata”. Pubblico elegante e ben disposto, eccetera. Ho cantato, se ricordo bene, “Emozioni” di Lucio Battisti e “Nel blu dipinto di blu” di Modugno. Mi hanno dato 70mila lire… Non male>.

E poi?

<Ho cominciato a spostarmi tra Napoli e L’ Aquila: Conservatorio, serate, studio, spettacoli. Ho dato la voce a “La gabbianella e il gatto” di Sépulveda con l’ orchestra del Conservatorio aquilano. Ho fatto Cosetta nei “Miserabili”, sempre versione musical. Ho lavorato con Caterina Vertova in “D’ Annunzio e il cenacolo”, con Michele Placido ne’ “La ballata dell’ Arte”, e molto altro ancora. Poi sono stata in tour in Canada, l’ anno scorso, e in contemporanea ho lavorato con Giò di Tonno in “Jeckyll & Hyde”.

Il buon Giò, come si dice, “porta buono” allora?

 <E’ una bella persona e un grande professionista. Lo spettacolo poi è molto buono, e spero che si possa replicare quest’ anno. Proprio nel periodo con Di Tonno ho cominciato a scrivere le mie canzoni. Lui mi ha dato tanti buoni consigli e un aiuto per l’ album>.

La parola “cantautrice” non è detta a vanvera, allora?

<No. E’ quello che mi sento di essere oggi. Anche altro, come interprete quando faccio, anche sul disco “Egocentrica” – tra l’ altro il titolo mi rappresenta bene… - brani come “Que sera sera” di Doris Day, o “Georgia on My Mind” di Ray Charles. Cerco comunque sempre di personalizzare quello che faccio. Di renderlo mio>.

 Cosa puoi dire a chi inizia oggi la carriera di cantante?

 <Che nessuno viene a bussare alla tua porta, anche se sei il più bravo al mondo o credi di esserlo. Bisogna tirarsi su le maniche e crearsi le proprie opportunità. Devo dire che, personalmente, viaggare molto mi ha aiutato ad aprire la mente, sia sul piano personale sia su quello artistico. Il risultato sono io oggi, nel bene e nel male>.

 Gli impegni a breve scadenza sono tanti. E i sogni?

 <Vorrei fare un duetto con Vinicio Capossela. E’ un progetto che doveva andare in porto per il Festival, ma non è stato possibile. Lo stimo moltissimo. Ci terrei molto!>.