Successo planetario per il film Bohemian Rhapsody ma molti non hanno capito che non è un biopic

Per capire di cosa si stia parlando occorre andare su Dagospia e leggere il peraltro ottimo articolo, ma pedissequo e lungo, di Gabriele Fazio per l' agenzia Agi che attualmente apre il sito dell' amico d'antàn D'Agostino. Si intitola (made in Dagospia): "Bohemian Rhapsody", cioè un film ottimo per chi non sa niente di Freddy Mercury - gran successo al cinema in barba alle stroncature della Critica". A parte il "Freddy" nel titolo, non opera sua, Fazio scrive molte cose esatte - da indubbio fan dei Queen - partendo però, secondo me, dal presupposto sbagliato. Come scrissi io un mese fa dopo aver visto l' anteprima del film in una sala milanese, il film passa per "biopic" - cioè una biografia, in questo caso di Mercury, al cinema. E ha molte caratteristiche peculiari per sembrarlo. E questo va anche bene al botteghino - senza in realtà esserlo. Ne sono riprova anche le corrette valutazioni che ci dà lo stesso Fazio, cioè errori, momenti mancanti, storia terminata con Live Aid. Fattori deleteri per una biografia al cinema. Caro Gabriele, anche se non ci conosciamo ed abbiamo età differenti, ti chiedo di fidarti. "Bohemian Rhapsody" fa il suo "sporco lavoro" egregiamente perché, come ho asserito un mese fa, parla di amicizia e musica, e ovviamente deve partire da Freddie Mercury (ripeto: Malek da Oscar), vissuta all' interno di una famiglia atipica come quella di una rock band nata negli anni Settanta. Se vuoi una storia precisa, ci sono un paio di documentari visibili su Sky Arte che fanno perfettamente il loro lavoro, con tanto di ultime immagini di Freddie a Montreux, il ricordo del compagno prima che anche lui morisse a qualche anno di distanza, e tutto il corollario. Il film sui Queen è appunto un film, che si lascia andare in tutte le "licenze" storiografiche del caso. E' evidente che Brian May e Roger Taylor, che hanno supervisionato tutto, sanno bene come siano andate le cose, ma per lo spettatore del film, e parlo di chi sa poco o nulla sui Queen, questo non può essere un metro di giudizio. Io ho avuto la fortuna di fotografare e intervistare i Queen più volte. Sono stato a Zurigo nel '79 (credo) e poi in altri show; a Sanremo nell' 84 ovviamente, dove ho parlato con Mercury abbastanza a lungo. E poi allo show nel successivamente crollato palasport di San Siro a Milano per il tour di "Radio Gaga". Ho intervistato poi molte volte May e Taylor. Brian May in particolare ( perché allora non parlare meglio nel film di un chitarrista e autore sublime, che è laureato in astrofisica con un mucchio di pubblicazioni, amico personale di Hawking fino all' ultimo?). Lo stesso May mi raccontò, e scrissi (vado a memoria): "Ero, eravamo molto legati a Freddie. La sua morte è stata devastante. Mi è costata un pesante esaurimento nervoso, la separazione da mia moglie e cinque anni di terapia... ". In questo senso, ho molto rispetto per la volontà - non di natura commerciale. Sono tutti ricchissimi - di portare in tour le canzoni dei Queen con un cantante "ospite" che non sarà mai, e non deve essere, Freddie. Il film "Bohemian Rhapsody" secondo me va visto così. Con la voglia di sapere come si siano veramente conosciuti i protagonisti (e se non lo sanno loro... ) e come siano andate le dinamiche della band in particolari momenti. Anche qui per forza di cose omettendo, come per esempio nel caso dell' epatite di May che interruppe il tour Usa. Io la vedo così. La mia foto è stata fatta all' aeroporto di Nizza, con Freddie e Deacon diretti a Sanremo. Credo che sia esclusiva.