The Priest intervista 2008 Di Tutto 2008

"Il Papa ci conosce? Non sappiamo - rispondono i Tre Tenori della Fede - perché ha cose molto più importanti a cui pensare, ma di certo per Natale regaleremo il nostro cd al Santo Padre". Arrivano dalla periferia di Belfast, Nord Irlanda, figli di quella terra fino a pochi anni fa martoriata da una guerra di religione fratricida, e oggi simbolo di una nuova Europa più tollerante e cosmopolita. Dietro la sigla The Priests troviamo tra sacerdoti cattolici “veri” che da più di vent’ anni affiancano l’ opera pastorale nelle grandi parrocchie della città-simbolo nordirlandese alla divulgazione culturale attraverso la musica. Sono molto bravi, al punto che la Sony-Bmg ha loro offerto un contratto da un milione di sterline <utilizzate in gran parte per registrare l' album e pagare tutte le persone che ci hanno lavorato, oltre alla promozione televisiva e radiofonica> e una promozione a livello mondiale. Il tutto è nato quasi per caso, quando al “boss” londinese della Casa discografica Epic, Nick Raphael, è capitato sul tavolo dell’ ufficio un cd con le registrazioni dei tre sacerdoti. Da lì alla firma del contratto sono trascorsi solo pochi giorni.

Padre Eugene e Martin O’Hagan sono fratelli, e con loro c’è padre David Delargy, la cui voce ricorda molto quella di Josè Carreras. Il loro primo album “The Priests” è uscito da pochissimi giorni, con 14 interpretazioni di famose arie religiose e tradizionali irlandesi. <Cosa faremo dei soldi guadagnati? Ovviamente – spiegano – il nostro è un voto di povertà, e li useremo per fare del bene, pensando ai nostri colleghi sacerdoti più bisognosi e anziani, partendo da quelli vicino a noi nelle parrocchie più povere e popolate, e poi guardando al Mondo che soffre>.

La tradizione "pop" della musica eseguita da religiosi continua. Dentro al “calderone” troviamo veramente di tutto. Fu un vero fenomeno quello di Suor Sorriso (al secolo Jeanine Deckers) la religiosa belga che nel '63 con "Dominique" arrivò addirittura prima nelle classifiche Usa e ci rimase a lungo. Più recentemente hanno avuto successo i canti gregoriani dei monaci circestensi con le loro voci grevi e solenni. In Italia poi si è veramente passati dal sacro al profano e dal diavolo all’ acqua santa. Ricordiamo bene “Solo grazie” portata al Festival di Sanremo da Fra’ Cionfoli, in realtà un laico in odore di sacerdozio all’ epoca, ma poi felicemente sposato con numerosa prole (cinque figli, se ricordiamo bene). Meno fulgida, sempre a Sanremo, fu anni dopo la presenza di padre Alfonso Maria Parente, all’ epoca monaco vero ma poi ridotto allo stato laicale anche a seguito di una serie di vicissitudini giudiziarie e “secolari”. I lettori di Di Tutto conoscono bene, poi, la bella storia di Frate Cesare, alias Fratello Metallo, che proprio tra pochi giorni inizierà un lungo tour in tutta Italia con la sua band di rocchettari veraci. La Chiesa, insomma, forse sta imparando a guardare il Mondo con occhi più indulgenti.

<In realtà – spiegano i tre sacerdoti irlandesi cantanti – la musica e la voce sono dei doni di Dio, e come tali vanno utilizzati. Non farlo forse sarebbe addirittura atto di superbia. Noi abbiamo iniziato ai tempi del seminario, e poi da allora non abbiamo mai smesso>.

L' album "The Priests", che abbiamo ascoltato in anteprima, contiene brani arcinoti come l' "Ave Maria" e il "Panis Angelicus" molto caro sia a Pavarotti sia a Bocelli. Esce in tutto il Mondo ed è plausibile che sarà una delle "strenne" natalizie di maggior successo. E' stato realizzato benissimo con l' orchestra sinfonica e il coro della Cappella Pontificia Giulia registrato, così come tutte le voci, proprio all' interno della basilica di San Pietro.

Qualcuno vi ha già paragonato ai Tre Tenori…

<Non siamo i Tre Tenori versione sacerdoti - spiega padre Eugene in un buon italiano - sia perché ogni paragone con Pavarotti, Carreras e Domingo è fuori luogo sia perché in realtà siamo due tenori, io e David, mentre mio fratello Martino (lo dice in italiano Ndr) è un baritono. E poi per prima cosa siamo preti veri!>.

Cosa intenede dire?

<Che abbiamo impegni quotidiani pastorali nelle nostre parrocchie attorno a Belfast, a cui per me si aggiunge quello assistente spirituale in tribunale. Il nostro Vescovo Emerito, che ci conosce dai tempi del seminario, approva la nostra opera ma compatibilmente con l' attività sacerdotale. Quando siamo in giro, infatti, altri "colleghi" devono svolgere le nostre funzioni. E' chiaro quindi che se le cosa andranno bene faremo dei concerti, ma in numero abbastanza limitato>.

Eleganti in clergyman, i Tre ci offrono anche un saggio "a cappella" della loro bravura.

Suonerete anche in grandi arene, se il successo verrà?

Padre Eugene: <Di sicuro nei teatri, ma chissà… Siamo abituati a cantare in luoghi sacri per un pubblico adulto e attento anche se i giovani si incuriosiscono più che altro per quei tre preti canterini!>.

Cosa cantate nei vostri concerti?

<Abbiamo un repretorio di circa settanta brani, e i quattordici scelti per il primo disco sono quelli più consoni alla nostra personalità artistica e religiosa, con canti tradizionali della religiosità irlandese, tra i quali anche una canzone tipica delle feste di matrimonio, ma anche di opera e operetta, e canzoni italiane a cui siamo molto legati come "Santa Lucia" e "Volare">.

L' album è prodotto da Mike Hedges (U2 e Manic Street Preachers) in maniera sobria ma musicalmente spettacolare.   Non è un mondo artistico lontano dal vostro?

Padre Martin: <Anche se effettivamente i nostri mondi musicali sono apparentemente agli antipodi, abbiamo trovato una grande identità di ispirazione, oltre alla sua capacità di coagulare il nostro lavoro in maniera efficace>.

La pace in Irlanda è passata anche attraverso la musica?

Padre David: <La musica è un aspetto fondamentale della rinascita dell' Irlanda dopo tempi bui e tristissimi (la guerra civile e religiosa nel Nord. Ndr) perché è un collante umano e culturale, grazie anche alla grande tradizione del nostro folk, a cui abbiamo attinto anche per alcune scelte del cd, o a grandi nomi come U2>. Con i quali, ci confessano – è il caso di dirlo – a bassa voce i tre sacerdoti, potrebbe nascere anche una futura collaborazione.