Tom Jones intervista 1999 Il Gazzettino 1999

Milano
NOSTRO SERVIZIO
Tom Jones non si esibisce più in Italia dal lontano 1968, ai tempi della versiliana 'Bussola' di Sergio Bernardini. "La verità - dice - è che non mi chiamate! Forse costo troppo... Non so. E' una cosa che riguarda i manager". Poi racconta che tornerà da noi a metà ottobre, come ospite nello show televisivo di Adriano Celentano, che conosce di fama, anche se i suoi ricordi italiani vanno... a Bobby Solo. "Naturalmente - continua - conosco Bocelli, che si esibirà nello stesso show di Capodanno che terrò a New York. Che dire poi di Zucchero, con cui ho inciso 'She drives me crazy'. E' una bella persona e ci siamo subito trovati d' accordo sul brano da incidere assieme". Colpo di teatro, arriva in diretta la telefonata del Fornaciari, in Sicilia, nella Valle dei Templi per un impegno editoriale. I Due si scambiano convenevoli, nella speranza di rivedersi presto negli Stati Uniti.
 Questo e altro accade, e ci racconta a ruota libera il 59enne 'sempreinforma' Thomas Jones Woodward, solidissimo cantante gallese dalle corde vocali d' amianto, si diceva una volta. Non manca un veloce riferimento a quell' attimo ("E non di più", precisa) incui, agli esordi della carriera, pensò di suicidarsi. "Era un momento in cui le cose non andavano. Ero a Londra in metropolitana. Mi butto? Non mi butto?... ". L' idolo di Las Vegas è tornato sugli scudi anche dal punto di vista discografico, dopo la versione di 'Kiss', dal repertorio di Prince, proposta nell' 88 con gli Art of Noise, a cui fece seguito un eccellente album con il vecchio amico Van Morrison e, recentemente, il triofale duetto con Robbie Williams al 'Brit Award'. Ecco allora che La Voce (così è chiamato da sempre il grande cantante britannico) propone 'Reload', un intero cd di duetti d' autore, su brani arcinoti del repertorio pop-rock, in cui spicca il coraggio propositivo, la voglia di stupire di colui che da 40 anni è considerato un' icona della musica leggera mondiale.
 "Ho scelto espressamente di esibirmi con artisti giovani - spiega sorridente, il viso di pesca su cui gli anni scivolano - perchè desideravo sensazioni nuove, arrangiamenti attuali. Molti di loro li conoscevo già professionalmente, oppure avevamo già duettato, come con Robbie Williams, che considero un vero 'intrattenitore', al contrario di tante giovani band in voga che, si vede benissimo, sul palcoscenico si trovano a disagio". Nel dettaglio, per 'Burning down the house' ci sono i  Cardigans, per 'Mama told me not come', dei mitici Thrre Dog Night, arrivano i lanciatissimi Stereophonics, mentre Robbie Williams affianca di nuovo Tom in 'Are you gonna go my way' di Lenny Kravitz. 'All mine' è con i Divine Comedy, 'Sunny Afternoon' dei Kinks di Ray Davies è cantata con gli Space, e la presleiana 'I'm left, you're right, she's gone' (Tom ed Elvis erano vecchi amici) lo vede al fianco di James Dean Bradfield.
 'Sex bomb', prossimo singolo, è di e con Mousse T., mentre, scartabellando tra i 17 titoli dell' album, spicca ancora l' originale 'Looking out my window' proposta con il James Taylor Quartet, mentre Van Morrison arriva per 'Sometimes we cry'. "Conosco Van Morrison dall' inizio della mia carriera - commenta - e abbiamo anche suonato spesso assieme. Abbiamo identiche radici musicali soul-blues, e lui scrive bellissime canzoni. A chi mi chiede il perchè del mio altalenare, dal punto di vista discografico, io rispondo che non sono un autore ma un cantante, e se non ci sono buone canzoni in giro, preferisco aspettare. E' per questo motivo che ho rimandato al futuro un album di inediti". 'Lust for life' di Iggy Pop è cantata con Chrisie Hynde dei Pretenders, mentre Mick Hucknall dei Simply Red compare per la classica 'Ain't that a lot of love'. Già detto di Zucchero, completano il cd i duetti con Nathalie Imbruglia, Portishead, Cerys Matthews dei Catatonia, gallese come lui, ed Heater Small.
 Si tratta di un album piacevolissimo, che ha un senso compiuto e una dignità arristica spesso evanescente nei nuovi 'prodotti' di tante star di oggi. "Amo questo lavoro - spiega Tom Jones - e non mi crea problemi personali. Sono sposato con la stessa ragazza da quando avevo 16 anni, e ho già due nipoti grandicelli. La voce si conserva bevendo molto, e avendo sempre con me un umidificatore. Sex symbol? Me lo dicono spesso e forse sarà vero... ". Dopo il 'cameo' in 'Mars attacks' di Tim Burton, Tom torna al cinema, interpretando se stesso nell' Irlanda del 1967, con Anjelica Houston accanto. "Il film - conclude - si intitola 'Mommy', da un libro di Agnes Brown. Dovevo essere me stesso a 27 anni... Al regista è andata bene così, con solo un po' di trucco!".
Bruno Marzi