Un michelangiolesco Liam Gallagher live a Milano 2018

 Che succede se parlo bene di Liam Gallagher? Il vento Buran (è anche il nome che l’ Unione Sovietica dette al clone dello space shuttle americano) ti mette di cattivo umore, anche se ti ricorda semplicemente due cose: che esiste ancora l’inverno, ogni tanto, e che a Roma per dieci centimetri di neve chiamano l’ esercito. Nulla di che invece per i fan dell’ ex frontman degli Oasis, fratello di suo fratello (ma ce n’è uno, il maggiore, pressoché normale che fa il deejay) devotamente in fila all’ ingresso del Fabrique, bel locale in una zona non bellissima, per un sold out che sa tanto di liturgia. Pubblico decisamente adulto, non vecchio, e cresciuto al suono sessantottino della dicotomica band di Manchester. Già vedere Liam con barbone sale e pepe e il capello abbastanza lungo, fa una certa impressione. La somiglianza con certe immagini di Michelangelo Buonarroti è inquietante. A ricordare che invece è proprio lui è la solita giubba cerata. Credo che lui vorrebbe cambiare ma la scorta di centinaia è dura da smaltire. E poi le manine dietro mentre canta, marchio di fabbrica. Incomincia con “Rock’n’Roll Star” e“Morning Glory” per finire al secondo bis con “Live Forever” come sempre dedicata alla mamma, santa donna. Dicevamo, il Gallagher che non ti aspetti. Piacione con il pubblico, molto nel groove con la voce e una buona band, alla fine del secondo brano riceve un foglietto dal lato del pubblico in cui ci sono i disabili. Glielo porge un ragazzo della sicurezza. Lui lo legge, sorride, si allontana e ritorna con il tamburello per regalarlo a quel fan poco fortunato. E poi ancora più volte ringrazia tutti per l’ affetto. “Sono commosso”, azzarda a un certo punto. E’ difficile ritrovare nel Liam di oggi lo scassapalle cosmico d’antàn (che fosse lui o Noel, poco importa). Vero è si sa che gli inglesi a una certa età da pazzi sconsiderati diventano piccoli lord; e che l’Italia, more solito, sia terra di miracoli. Per cui non dobbiamo meravigliarci più di tanto. Il resto è buon rock sulle solide spalle dei Giganti di Liverpool. Le altre foto in galleria