Vasco Rossi intervista Gioia 1997

<Fare la rockstar? Al massimo fino a cinquant’ anni! Poi bisogna mettersi da parte, non fosse altro perchè non puoi più dare il massimo al pubblico>. Vasco Rossi rifiuta un clichè eterno, lo stereotipo di una “figurina” che invece sembra adattarsi bene a Mick Jagger, ben oltre i cinquanta, e ad altri immacescibili primattori del rock mondiale. Chi ha tempo non aspetti tempo. Il Blasco, che di anni ne ha 45 compiuti il 7 febbraio, al Fillmore di Cortemaggiore regala uno show molto bello a mille iscritti al suo “Fan club”; poi tocca Bolzano e vola a Bruxelles con famiglia, musicisti e amici, partendo dal manager Enrico Rovelli (con il quale in autunno aprirà un locale a Milano), alle prese con una nuova avventura. Lo si potrà seguire su Internet, al sito “www.cmp.it/vasco”. Forse ne nascerà un altro libro, come quel “Diario di bordo” (Mondadori) che ha avuto successo.
Ecco allora che, un po’ per togliersi nuove soddisfazioni, un po’ per, come dice lui, <non fare danni in Italia> il Vasco delle adunate oceaniche negli stadi inizia un tour mondiale in piccoli spazi, club prestigiosi come il “Paradise” di Amsterdam, la “House of Blues” di Los Angeles (dove Zucchero ha duettato con i Blues Brothers), New York, i grandi raduni rock europei, per concludere a luglio con una serata tutta sua a Montreux, nell’ àmbito del prestigioso Festival svizzero. Nessun impegno è previsto in Italia.
Senta, signor Rossi, ma non doveva cantare per il Papa, a settembre. con Zucchero e molti altri?
<E’ il caso di dire “per l’ amor di dio!”. Volevano farmi fare il “Kirieleison”... A me! No, no: per me la religione è una cosa seria! Non ho molta simpatia per le gerarchie ecclesiastiche. Non credo più nei grandi raduni. Ricordo le polemiche strumentali dopo il concerto per la Bosnia a San Siro. Mai più nella vita! Se deciderò di aiutare qualcuno lo farò privatamente, staccando un assegno>.
Seriamente, Vasco: perchè va all’ estero?
<Non certo per vendere dischi o fare successo... Per esperienza personale, per confrontarmi con il rock che si fa in giro, anche per divertimento; per un po’ di delusione avuta, forse, con l’ ultimo album, che pensavo avrebbe avuto un riscontro diverso... >.
“Nessun pericolo... per te!” è stato un disco di svolta per Vasco, che ha scelto la strada più difficile: quella della qualità come autore, e non solo come grande rocker e personaggio dalla straordinaria capacità di inventare slogan comprensibili dai più giovani, ma non solo da loro. Anche il bel video de’ “Gli angeli”, firmato da Roman Polanski e presentato lo scorso anno a Venezia, ha contribuito ad aumentare il tasso di “griffe” all’ intera operazione.
Con “E dimmi che non vuoi morire”, scritta per Patty Pravo, è stato un trionfo, però...
<Credo di sì. Anche perchè, io e Gaetano Curreri, avevamo l’ intenzione di scrivere sì una canzone “alla Patty Pravo”, ma che rimanesse nella cerchia delle cinque o sei “storiche” nel suo repertorio, come “Pazza idea” o “Pensiero stupendo”. C’ era quella frase-idea, “la cambio io la vita che, non riesce a cambiare me”, attorno alla quale abbiamo costruito la canzone>.
Lei è stata straordinaria...
<Assolutamente la più grande! In verità esiste anche un “nastrino” in cui io canto la canzone, imitandola. Da ricatto... Ma non lo sentirete mai!>.
La cosa avrà un seguito?
<Me lo auguro. Ho dato molti testi nuovi a Curreri, con il quale si è raforzata l’ antica stima e amicizia. Lui è uno “fortissimo”, che canta da dio. Nel nuovo album degli Stadio c’è “Il temporale”, che ho scritto apposta. Dicevo che, in questo periodo, oltre al tour, sto lavorando sia sul mio nuovo disco sia su canzoni da proporre a Nicoletta-Patty per il suo album di inediti>.
Ha molti interessi?
<Leggo molto, di tutto. Poi ascolto tanto la radio, trasmissioni come il vecchio “3131” e “Zapping”, della Rai. Quel giornalista, Santalmassi: è il migliore. Anche quello che c’è adesso, Forbice, è bravo. Tutti sanno che anch’io ho iniziato facendo il disc-jockey, ma è un lavoro che va bene fino a trent’ anni, al massimo!>.
Informatissimo. Viva la radio, allora?
Ho meno simpatia per i network che fanno musica tutta uguale, e che non fanno sentire bene i dischi, con quello che costano, ma solo un brano. Meglio della televisione, comunque, che per lavoro farò sempre di meno. Guardo il Tg2 del mio amico Mimum... Io sono nato nella radio “libera”, come si faceva una volta, quando la musica serviva per aprire la mente della gente... >.
Quando le mode contavano meno?
<Adesso, dopo “Anima mia”, ce l’ hanno tutti con gli anni Settanta, per esempio. Tempo fa una psicologa, forse da Costanzo, ha detto che “di giorno si cantava “El pueblo” e la sera si ballava coi Cugini di Campagna...”. Ma non è vero! Figuriamoci: non eravamo mica una generazione di deficienti! Quelle cosfco, no”... “Bella”, invece, è una canzone stupenda. Grignani è il nostro John Lennon. Mi piacciono meno i Litfiba. Nel nuovo tour - una “scaletta” perfetta, vero? - ho inserito “Valium”, canzone dell’ 81 che considero molto attuale, perchè il consumo di quel farmaco non è mai stato così altro come ora. Citavo Gino Paoli nel pezzo, ma non è che ce l’ avessi con cantautori. Io conosco a memoria le loro canzoni... Diciamo che io e loro siamo su un piano differente. Loro scivono poesie e musica d’ autore, mentre io... Io sono o non sono una rockstar?>.
BRUNO MARZI