Vasco Rossi tour 2008 interviste ai protagonisti Musica e Dischi 2008

Se la nave va, il “tour degli specchi” continua. Vasco Rossi ci ha preso gusto, dopo aver battuto tutti i record, con oltre 4 milioni di biglietti venduti in carriera, e show allo stadio “tutto esaurito”, con raddoppio, anche questa volta. Il fisico regge, e allora perché non accontentare ancora gli inesausti fan che, complice il cattivo tempo di un pazzo giugno, hanno preso acqua a catinelle, sole a tratti e si sono allegramente sobbarcati tanti chilometri sul groppone? Questa inesauribile messa laica, una sodalità in passato vista solo per Adriano Celentano (“Mondo cano”… ) continua ad espletare la propria liturgia. I “miracoli” poi sono numerosi, a partire dal far sembrare belli dischi oggettivamente così così come “Il mondo che vorrei” (comunque oltre le 500mila copie vendute) con nobilissime rielaborazioni rock “onstage” e per ben otto brani. Non si finisce a Messina il 4 luglio, insomma, ma si riprende a settembre con nuove date.

Cosa ormai risaputa, questo “Vasco ’08 Tour” è già stato etichettato in varie maniere: “degli specchi”, ovvero della filosofia spicciola (tra Spinoza e Pirandello, anche se noi vediamo meglio Vasco nel ruolo del “seduttore” di Kirkegaard) o meglio ancora del “nichilismo rock” (“Il mondo fa schifo ma noi andiamo avanti”, dice).

Roberto De Luca, il manager di "Milano Concerti", preferisce snocciolare i numeri legati all’ evento: <Cinquanta bilici (i camion con il grande cassone. Ndr) 70 automobili, con 210 persone fisse, 518 corpi illuminanti e 3 megaschermi>. Oltre ai famosi mille e passa specchi convessi, prodotti apposta con uno speciale materiale plastico. Millecentosessanta, per la precisione, che formano la coreografia di un palco molto bello, con una coerenza scenica e una leggibilità "come quelli di una volta". L' idea del tour? <Una scenografia avvolgente. Volevamo far vivere a Vasco l' abbraccio del pubblico>. All’ “Heineken Jammin’ Festival” di Venezia, però, Vasco Rossi ha utilizzato il palco comune. <Impossibile allestire il nostro: è troppo complesso>, ha spiegato.

Guido Elmi, produttore storico di Vasco, sottolinea le novità tecniche, ricordando anche <i trent' anni di lavoro assieme>, così come con Solieri, Golinelli "Gallo" e a "quota venti" Alberto Rocchetti. <Un gruppo compatto – spiega – e quasi di famiglia, con grandi professionisti che nel tempo sono diventati anche buoni amici. Gli ultimi arrivati poi si sono integrati benissimo>. Tecnicamente, Elmi spiega che <all’ inizio di ogni tour si parte dai 148/150 brani che ho sull' hard disc, più quelli nuovi. Studiamo i suoni e gli arrangiamenti, mescoliamo, riascoltiamo. Vasco è sempre più esigente. In questo caso è venuto fuori un concerto "preciso", con molta musica e pochi sequencer (suoni pre-registrati.Ndr). Vasco è in gran forma. A me non piace la parola "rock" messa lì così, ma questo è decisamente un grande concerto rock>.

Rispetto allo spettacolo che abbiamo visto a Genova a fine maggio (la famosa "data zero") già a Milano, stadio “Meazza”, la scaletta dei brani si era già leggermente "asciugata". Altri mutamenti potrebbero ancora arrivare in corso d’ opera. Di prassi, si inizia con "Qui si fa la storia", "Cosa importa a me" e "Dimmelo te", ma il primo dei due medley, che appunto a Genova era cantato da Clara Moroni, con brani come "Toffee" e "Ridere di te", è finito in prossimità dei "bis", e cantato da Vasco. Lo show è musicalmente corposo (due ore e mezza piene) e visivamente eclatante. L’ intenzione della band di "incattivire" il suono generale è risultata confermata dai fatti. Bello il recupero di "La noia", mentre "T' immagini", una "chicca" per i fan storici, denota età e difetti, e, fateci caso, una somiglianza armonica con la meno nobile "Waterloo" degli Abba. La forma smagliante di Vasco, fisica e vocale, esce tutta in pezzi "senza rete" come "Vita spericolata", per sola voce con il piano di Alberto Rocchetti, e nell' approccio ai classici di fine show come "C'è chi dice no" e "Gli spari sopra", o nei colori attorali di "Un senso", canzone che all' uscita non ci piaceva molto (ci sembrava leziosa e retorica) ma che adesso rinasce, intrisa di sofferenza e umanità. Quello di "Vasco 08" è anche un tour all' insegna del divertimento, come quando il mitico Diego Spagnoli appare in scena in look da pugile (una specie di Carnera con i capelli lunghi sale e pepe) per presentare ad uno ad uno i musicisti, in stile affabulatorio e scherzoso. Un attore mancato, ma un bravissimo "stage manager". Anche i medley sono informali, con i musicisti che si muovono in scena scherzando tra loro. Momenti di leggera anarchia, quindi, all' interno di un meccanismo perfettamente rodato. Per finire, ancora il palco e la band. Eclatante il primo, anche letteralmente per via delle "esplosioni" di luci e degli specchi, ma molto ortodosso, studiato dallo Studio Gio Forma (Mtv, Olimpiadi Torino 2006, Milano Concerti) su misura per Vasco e per la sua teatralità. Buoni anche gli accoppiamenti sui grandi schermi videowall tra musica e immagini. In "Non appari mai", per esempio, è tutto un fiorilegio di citazioni da talk show, tg e quant' altro. La band è solidissima. Alberto Rocchetti (ma i "vecchi" in generale con Solieri e Golinelli) è una certezza in uno show effettivamente meno appoggiato sui "protools" (i suoni campionati) e più d' istinto. Stef Burns, il chitarrista che si divide tra “il Blasco” e Huey Lewis in Usa, ha dei momenti di vera genialità. Per chi tra i fan non fosse altrettanto attrezzato musicalmente per percepire le raffinatezze c'è anche la possibilità di giocare con "Guitar Hero", gioco elettronico-musicale sponsor del tour e momento ludico per i fan prima dello show.

Il “Vasco-pensiero”, infine? <Per me, cantare davanti a 100 persone o 100mila non fa differenza. Si canta sempre per un' anima sola: la grande anima umana>. Una definizione dello show? <Molto duro, tosto, soprattutto all' inizio, con successivi momenti di grande emotività, provocazioni, rock and roll. E un paio di sorprese>. Cioé brani storici come "La noia" e "T'immagini". I “brividi” però arrivano con i “classici”. <"Voglio una vita spericolata" la canto sempre, ma non è che la faccio… Il tutto - precisa allegro – all’ interno di uno spettacolo che ha il disincanto come filo conduttore. A volte la disperazione. Alla mia maniera, però. Il mio rimane un rock confortevole. Spinoza diceva che “il Potere vuole che le persone siano sempre affette da un po' di tristezza”. Noi invece portiamo in giro un po' di gioia!>. E ancora: <Come cantante mi dò un voto alto: nove. Come uomo sei... Si cambia, si cresce, si matura. Lo show è un po' come un musical che continuamente si arricchisce ed evolve. Quello dell' anno scorso era più celebrativo. Questo dice: il mondo fa schifo. Ne prendo atto e andiamo avanti>. Appunto. E poi ironizza: <A Genova i ragazzi di Don Gallo, che sono miei fan, mi hanno regalato una torta. Le torte sono ancora legali? Non sono proibite?>. Il palco e gli specchi. <"Uno, nessuno e centomila”? Pirandello è una possibile chiave di lettura. Ci specchio le mie mille anime, ma anche quelle del pubblico. Io esprimo delle cose che poi scopro che vivono anche molti altri. Il segreto è essere sincero quando scrivo, e a volte confessare nelle canzoni cose che non direi neanche al mio amico più caro>. E la vita, allora? <I sogni e le illusioni sono fondamentali. Ho passato un periodo in cui pensavo che non averne era meglio... L' illusione di vivere un grande amore o allestire un progetto sono appunto fondamentali. E' l' idea del viaggio. Quando arrivi a quel punto che ti sei prefissato devi ripartire subito. Se mi fermo sto male, ma in realtà non mi sono mai fermato. Questo album, per esempio, mi è costato dieci mesi di parte creativa e altri dieci per registrare. E così passano due anni... >. Il futuro? Per il 2009 si parla di show all' estero. <Sicuramente succederà qualcosa. Negli anni Novanta ci avevo già provato, ma non se n' era accorto nessuno. Ma la richiesta che c'è in Italia, così enorme, così grande, mi ha fatto pensare. Mi piacerebbe fare spazi piccoli e concerti meno impegnativi dal punto di vista fisico. Adesso devo stare in forma perfetta, pensare a cosa mangio e cosa bevo. Mi diverto, ma è anche un grande impegno>. Piccoli spazi? Il manager De Luca lo prende in parola. <Mi ha detto: "I palasport? perfetto. Allora facciamo venti date di seguito al Forum di Milano... “. Gli ho fatto presente che forse non è il caso>. La politica, infine. <L' Italia è già un' isola felice rispetto al Mondo, che è un posto dove si muore e la gente va in carcere solo per dire quello che pensa. L' Italia però potrebbe essere meglio organizzata, a partire da quelli che fanno politica. Vedo molta irresponsabilità in giro. E poi dicono che io sono irresponsabile. Io, che pago le tasse e mantengo famiglia e figli, non vedo come posso essere irresponsabile>.

Bruno Marzi