Voci Nuove a Castrocaro Il Gazzettino 2002

Castrocaro Terme(Fo)
NOSTRO SERVIZIO
Più che il festival delle "Voci nuove" è sembrato il festival degli imitatori. Pessima produzione televisiva di Raiuno (poco più di 2 milioni di spettatori all' inizio e meno di un milione alla fine) impacciati ma relativamente incolpevoli i presentatori Claudio Cecchetto ed Eleoniore Casalegno, stucchevole e priva di ritmo la gara con i soliti "centralini" e squadre avverse e opinionisti vari (si salvava solo l' inflazionato ma competente e spiritoso Dario Salvatori con NIno D' Angelo a fargli da spalla) ha vinto giustamente il concorso "Voci nuove" di Castrocaro Terme l' unico cantautore tra i dieci finalisti, il bresciano di Orzinuovi Ricky Marconi con "Le circostanze di Napoleone", brano "springteeniano", anche nell' approccio vocale, ma sincero e ben presentato dal simpatico e ruspate ragazzo lombardo che, rispondendo alla domanda di Cecchetto, ha dichiarato che la sua non è musica country "... Ma contadina, che a qualcuno piace e a qualcuno no". Adorabile.
 Il resto passa e va via indolore, tra cloni di Giorgia, tale Cristina, e Alexia, reinterpretata da Chiara, Zucchero, reinventato e urlato da Samuele Comite, e Queen (bella la voce di Antonio Fabrizi e Giò, ambedue campani). Missione fallita, dunque, per quello che nelle intenzioni dell' organizzatore Dino Vitola doveva essere il grande rilancio della manifestazione, giunta tra alti e bassi alla 43esima edizione, sfornando a suo tempo il gotha della musica leggera italiana, dalla Caselli alla Cinquetti, da Zucchero a Ramazzotti, e gli ultimi "acuti" di 883 e Paola e Chiara, peraltro le migliori ospiti l' altra sera, assieme alla trevigiana Moony, cantando dal vivo e in "acustica" l' accattivante "Festival".
 La verità è che, pur con tutta la buona volontà (selezionava il cast il maestro Pausini, papà di Laura) il materiale umano è quello che è, con giovani artisti che partono preconcetti, legati troppo all' immagine e alla voglia di piacere a tutti i costi, scegliendo la comoda strada di assomigliare a qualcun altro già "vincente". Succede anche per le paludate selezioni di Recanati, Aulla e Sanremo, Tenco incluso. Dice bene Salvatori quando parla appunto di "conformismo", quello stesso modo di agire che la Rai persevera pedissequamente a scapito della qualità, agendo così come gli "avversari" discografici, anch' essi disamorati come talent scout.
Bruno Marzi


Nella foto: Dario Salvatori